In Italia, il fenomeno dell’abbandono scolastico inizia a preoccupare docenti, istituzioni e genitori. Dal 2020, i dati parlano chiaro, gli studenti guardano alla scuola non come luogo di formazione, ma qualcosa a cui rinunciare. Sfiduciati, annoiati, altri stressati, demotivati, impauriti. Non è colpa soltanto del Covid e della Dad, il fenomeno si tinge di tinte sociali: intere generazioni sono al limite. Tra loro la testimonianza di Mirko Destefani, il 16 che ha lasciato la scuola per imparare a lavorare.
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Abbandono scolastico, Mirko Destefani lascia la scuola a 16 anni
“La verità è che a scuola mi annoiavo. Andavo male già a undici anni, la prima media. L’ho fatta qui a Lozzo Atestino, in provincia di Padova. Non mi trovavo con gli insegnanti, neppure con i miei compagni. Non studiavo e accumulavo “4”. Il primo quadrimestre è stato tutto insufficiente. Mi salvavo in motoria, che piace a tutti, e in Arte. Sono bravo nel disegno, ma non disegno da tempo”.
“All’inizio bene, ho scoperto che quel tipo di professionale mi piaceva. Anche i voti, sufficienti. Via via, però, mi sono lasciato condizionare da chi avevo intorno e ho ripreso a fare casino. Eravamo solo maschi e in classe c’era sempre tanta confusione. A volte era difficile fare lezione. Sono arrivate le sospensioni, una, due, tre. E mi sono fermato. Per sempre. No, non sono più andato a scuola, direi dalla primavera 2022. Mi hanno considerato ritirato, e bocciato”.
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Abbandono scolastico, il fenomeno in Italia assume numeri e motivazioni allarmanti
Destefani, però, non è l’unico degli studenti che non riesce ad appassionarsi alla scuola. Insieme a lui c’è chi non ce la fa, chi non riesce a seguire la scia, a stare al passo. Il problema reale? Non sono gli studenti “svogliati” a non farcela, anche quelli “bravi”, volenterosi, studiosi, sono al capolinea. In Italia, dal 2020, l’Eurostat ci informa che l’abbandono scolastico è in aumento: 13,8%. Dopo il nostro Paese, L’islanda 14,8%, Romania 15,6%, Spagna 16%, Malta 16,7% e Turchia 26,7%. Se guardiamo alle regioni italiane, invece, la Sicilia registra il 21,2%, poi la Puglia con il 17,6% e la Campania 16,4%.
Le motivazioni? Sono tante, ma in comune c’è l’insorgenza dell’ansia, dovuta a un tempo instabile che si riflette tanto sui grandi quanto sui piccoli. In classe, dopo la Dad, i ragazzi non riescono più a seguire. I docenti denotano mancanza di attenzione, sono stanchi gli studenti. Consegnano i compiti di notte, chattano e la mattina sono stanchi. I programmi, a detta degli studenti, il carico di studio, non sono più sostenibili. E poi la scarsa motivazione, dovuta alle poche prospettive. Con un diploma liceale è necessario una laurea e alle volte anche con la laurea il lavoro non c’è. La paura e tanta e le soluzioni, invece, sembrano sempre poche.


































