Marche, prima regione italiana a vietare l’aborto, attiviste: “Abolire l’obiezione di coscienza!”

0
197
Aborto vietato

Aborto vietato nelle Marche: nella regione l’obiezione di coscienza ha raggiunto numeri elevati. Le donne incontrano così totale chiusura, da parte del personale sanitario, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Così è sceso in piazza il movimento transfemminista “Non Una di Meno”, dicendo a gran voce che “Bisogna superare la 194!”. “È assoulamente urgente puntare l’attenzione sull’emergenza strutturale sanitaria. Le Marche hanno raggiunto in soli due anni l’81% di obiettori, è un numero spaventoso”. Così ha dichiarato l’attivista marchigiana Marta Manca.

Ti consigliamo come approfondimento – Italia, carenza di pediatri: “In tre regioni picchi di 1.000 bimbi da assistere per ciascun dottore”

Aborto vietato nelle Marche: “Bisogna superare la 194!”

Aborto vietatoAborto vietato: le Marche sono la prima regione italiana a fermare l’interruzione volontaria di gravidanza. Qui, infatti, è diventato impossibile abortire. Il numero degli obiettori di coscienza è infatti diventato troppo alto, preoccupante. Le donne spesso incontrano una totale chiusura da parte del personale sanitario.

Per l’occasione, è sceso in piazza il movimento transfemminista “Non Una di Meno”. Tra bandiere fucsia, musica e libertà dei corpi, lo slogan più urlato è stato “Interruzione volontaria di patriarcato!”. Il campanello d’allarme è subentrato tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. In quell’occasione sono terminate due convenzioni, ad Ascoli e ad Ancona, che permettevano un servizio minimo per l’interruzione volontaria di gravidanza. “Sono saliti a tre (su undici) gli ospedali con obiezione di struttura, ossia dov’è impossibile abortire. Sono sempre più le donne costrette ad andare fuori regione, a loro spese e sovraccaricando le altre strutture. Non c’è più tempo. È assolutamente urgente puntare l’attenzione sull’emergenza strutturale sanitaria. Le Marche hanno raggiunto in soli due anni l’81% di obiettori, è un numero spaventoso”. Così ha dichiarato Marta Manca, attivista di “Non Una di Meno”.

Ti consigliamo come approfondimento – McDonald’s, due bambini di 10 anni lavorano senza paga fino alle 2 di notte

Aborto vietato nelle Marche: “Oggi siamo qui. Domani potrebbe succedere altrove

Aborto vietatoL’aborto vietato nelle Marche ha fatto sì che tutte le attiviste d’Italia si riunissero ad Ancona. “Siamo scese apposta in macchina da Bologna. Perché oggi avviene qua, ma domani? È un problema comune di tutte e non lasceremo indietro nessuna”, ha affermato Marta. “Quello che si fatica a far capire è che l’ivg non riguarda solo chi non vuole figli. Ma anche chi non può portare avanti la gravidanza per motivi di salute e deve procedere con un aborto terapeutico. Non solo non sono applicate le nuove linee di indirizzo dell’ivg farmacologica. Ma nelle Marche i soldi pubblici (950mila euro, legge regionale DGR 1271/2021, ndr) vengono spesi per finanziare centri per la vita e associazioni antiabortiste. È assurdo”, ha dichiarato Ilenia, altra attivista marchigiana.

Le donne chiedono quindi: l’abolizione del ruolo degli obiettori; la cancellazione della finestra obbligatoria dei sette giorni di riflessione; la somministrazione della pillola RU486 e l’effettiva estensione dei tempi di assunzione da sette a nove settimane.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

16 − quindici =