AD Alfabeto Donna, Elisabetta Biondi porta al PAN la lotta alla violenza

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Elisabetta Biondi in mostra al Pan con AD Alfabeto Donna Ph: Roberto Improta

AD Alfabeto Donna è la mostra che unisce le fotografie di Francesco Soranno alla pittura di Elisabetta Biondi. Arte e poesia al Palazzo delle Arti Napoli, in lotta contro la violenza sulle donne: due artisti straordinari descrivono l’universo donna nella sua interezza, attraverso emozione, condivisione e unione.

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AD Alfabeto Donna, Elisabetta Biondi e Francesco Soranno: no alla violenza

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L’artista, Elisabetta Biondi
Ph: Roberto Improta

Elisabetta Biondi e Francesco Soranno portano al PAN un paradigma che interseca arte e poesia, pittura e fotografia. Nelle tele dipinte da Biondi e negli scatti di Soranno emerge la carica esplosiva dell’universo donna. Otto fotografie accompagno otto opere di composizione e pittura. A queste si aggiungono le poesie di Alda Merini. Un viaggio nel coraggio e nell’essenza delle donne in otto tappe: Origine, Amore, Intuizione, Sensibilità, Seduzione, Empatia, Procreazione e, infine, NO alla violenza sulle donne.

La mostra è in esposizione dal 22 maggio al 13 giugno 2021. Un lavoro concettuale che unisce l’analisi dei sentimenti, dei moti e delle peculiarità dell’essere donna, all’urlo di denuncia contro la sofferenza taciuta ogni giorno. AD Alfabeto Donna è una promessa di emotività e lucida risposta a un mondo che esige il cambiamento. Abbiamo incontrato l’artista Elisabetta Biondi, per comprendere, attraverso le sue parole, il significato profondo della mostra.

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AD Alfabeto Donna: nell’arte la lotta

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Dal sito del Comune di Napoli

Ciao, Elisabetta. Abbiamo assistito alla tua mostra, a questo meraviglioso viaggio dentro e fuori una donna. Dall’interno, dai suoi sentimenti, all’esterno, alla sua pelle e al suo aspetto. Le opere sono sempre accompagnate da una poesia di Alda Merini, per quale motivo?

“Abbiamo scelto le poesie di Alda Merini, perché avevamo intenzione di far partire questo viaggio proprio dalla parola e, in particolare, dalla parola di una donna. Una donna forte che ha lottato e che non si è mai arresa. Parole scelte con cura, come un monito di questo percorso. Una sorta di richiamo spirituale alla forza, alla tenacia, al viaggio che si può compiere per arrivare alla libertà”.

Oltre alla poesia, le opere si compongono di otto scatti del fotografo Francesco Soranno che immortalano l’artista Elisabetta Biondi. Quanto c’è dell’artista in quelle foto e quanto c’è di donna? Perché quella donna è così riversa verso sé stessa, pur avendo il coraggio di esporsi al mondo?

“Nelle fotografie c’è la donna, la persona, la fragilità esposta. Una fragilità che è più facilmente leggibile rispetto alla superficie della tela. Questa, forse, è la differenza tra vedere il proprio corpo inteso come carne e ossa e vederlo invece nella misura dei colori, delle forme e della tela. Nelle fotografie c’è il mio corpo, anche se il mio vero corpo io lo vedo nei dipinti”.

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AD Alfabeto Donna, Elisabetta Biondi: la parola è violenza

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Parola, un’allusione, di Elisabetta Biondi – Ph: Roberto Improta

Difatti, la terza parte della composizione Elisabetta Biondi parla attraverso. Ogni parola è accompagnata da un senso, l’amore è contrapposto a una lotta. Hai parlato anche di parole e addirittura nel quarto percorso troviamo, in un dipinto, “Parola, un’allusione”. Cosa sta comunicando Elisabetta e perché queste allusioni ai sentimenti?

Parola, un’allusione per me significa affermare che anche la parola può essere violenta. Quando parlo di violenza e di corpo, io intendo parlare anche del corpo della parola. Di quanto la parola possa farsi corpo ed essere impattante. Quando noi parliamo di violenza siamo, forse, più facilmente proiettati a quella che è la fisicità della violenza, al suo aspetto carnale. Parola, un’allusione è uno slittamento su un altro aspetto forse meno illuminato: la violenza verbale. Quanto chi vive di parole può sentirsi violentato dalle stesse? Chi ama le parole sa quanto queste possano essere fioritura e allo stesso tempo morte, distruzione”.

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AD Alfabeto Donna, Elisabetta Biondi: la parola è anche cura

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L’artista e l’opera, un contatto -Ph: Roberto Improta

Tu parti dall’origine, evisceri tutti i punti sia dell’apertura che della chiusura, dell’affrontare, del riconoscere, della resilienza. Arrivi alla fine, alla violenza, estrinseca e poi intrinseca della donna stessa. Una donna che vive nella dicotomia guerra-amore. Riconosce che aprendosi al mondo si ferisce. Fino ad arrivare alla violenza che la donna, per vivere, impone a sé stessa: la lotta quotidiana. In che modo, quindi, AD Alfabeto Donna espone questi moti?

AD Alfabeto Donna mostra una lotta che prima di essere esterna, passa dall’interno, ma che alla fine secondo me è proprio un processo. È un attraversamento, è far vedere in che cosa si cammina quando si parla di violenza. In che modo la si vive e interiorizza e in che modo poi la portiamo fuori e riusciamo a renderla visibile. Io riesco a renderla visibile dipingendo. Forse è l’unico modo più forte che ho per farlo. AD Alfabeto Donna è anche un invito a non tacere, a non spegnere la voce. A usare le parole, chiederne di nuove e a pensare di meritarle”.

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