Madre usa panni per scaldare figli: muore congelata al confine turco

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Afghanistan madre congelata muore al confine turco-iraniano. Ha usato i suoi calzini per scaldare le mani dei figli. L’immagine diffusa dal profilo Twitter di Demokrat.Tv fa il giro del mondo. Una donna stesa per terra sulla neve, morta congelata nel villaggio di Belasur. Al confine turco-iraniano, mentre cercava di far entrare i suoi due figli di 8 e 9 anni in Turchia. Questa la triste vicenda della rifugiata afghana. L’ennesima vittima di un confine disumano.

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Afghanistan madre congelata: il viaggio verso il confine

kabul italiani, Afghanistan madre congelata,Madre, prima ancora che rifugiata afghana, e madre fino al suo ultimo respiro, fino al suo ultimo gesto. Madre prima ancora che donna, prima ancora che vittima della crudeltà di un confine. Dall’Afghanistan era arrivata sino al confine turco-iraniano, nel villaggio di Belasur. Qui ha tentato l’ultimo tratto di un cammino disperato. Lo ha fatto per i suoi figli, per portarli in Turchia, nella speranza di una vita migliore. Al confine è freddo, tanto freddo. La neve ricopre ogni cosa. Si spoglia dei suoi vestiti, usa i suoi calzini come guanti per i figli di 8 e 9 anni. L’ultimo gesto di una madre prima di dire loro addio. Nel cammino infatti il gelo avrà il sopravvento e prenderà la sua vita. Morirà così, al confine, stesa sulla neve, per assideramento.

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Afghanistan madre congelata: le parole di Emergency

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Donne afghane e società,
Ph: Wakil Kohsar, fonte Getty Images

Calzini come guanti per i figli e lei sacchi di plastica al posto di quest’ultimi. Ecco quanto in là può spingersi l’amore di una madre. La sua vita in cambio della loro, la sua morte per salvarli. Questa la speranza con cui li ha salutati. Un gesto che tuttavia uno stupido confine può rendere vano. “Di queste immagini se ne sono viste tante in questi anni, ma non si abitua mai”. Commenta Emanuele Nannini, coordinatore del programma Emergency in Afghanistan. “Per alcuni sono solo statistiche, noi purtroppo o per fortuna queste situazioni le vediamo nei nostri ospedali, dove i protagonisti sono soprattutto donne e bambini”. Infine conclude: “Importante è che queste immagini circolino per denunciare la guerra”. E così sarà!

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