Afghanistan: talebani decapitano pallavolista e postano la foto sui social

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Afghanistan talebani decapitano pallavolista della nazionale Mahjubin Hakimi, la repressione inizia dallo sport. A raccontare la notizia è una sua allenatrice in anonimato ai media locali. La paura è talmente tanta che i genitori non avevano denunciato il fatto temendo ripercussioni. Da qui è emersa la paura di sportive e sportivi dall’arrivo dei talebani. L’imposizione dei loro atleti e la rimozione, con arresti e violenze, di quelli precedenti. Lo sport si annovera così tra le tante vittime dunque di questa guerra.

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Afghanistan talebani decapitano pallavolista: dalla paura alla denuncia

Afghanistan talebani decapitano pallavolista,C’è tanta paura in Afghanistan da quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul. Molti cittadini e cittadine hanno provato a fuggire, alcuni con successo altri senza. Tra questi anche molti sportivi da come emerge dal racconto dei fatti. Mahjubin Hakimi non sarebbe infatti l’unica vittima. La giovane pallavolista della nazionale decapitata potrebbe essere la seconda della sua squadra. Tutte le altre compagne hanno provato la fuga. Alcune invece si nascondono in giro per il paese temendo ripercussioni. Le imposizioni del governo talebano si sono riversate ovunque. Non solo sui tavoli della diplomazia ma anche su quelli dello sport.

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Afghanistan talebani decapitano pallavolista: la comunità internazionale

Recovery Fund, Afghanistan talebani decapitano pallavolista,Davanti a certi crimini non si può rimanere in silenzio. Eppure così sembrerebbe per quanto concerne il comportamento adottato dagli stati esteri. Nessuna richiesta delle pallavoliste è stata approvata. Nessuno stato si è preso in carico quelle donne. Stessa risposta anche in merito agli aiuti per poter anche solo lasciare il proprio paese. D’altronde i talebani si sono appena insediati al governo di un paese strategico. Nessuno stato ha probabilmente intenzione di inimicarseli in questo momento. Nemmeno chi li ha combattuti da sempre e che oggi, anzi, sembra cercare accordi di pace. Intanto lì però si respira un clima di terrore, mai cambiato negli ultimi vent’anni.

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