Alessandro Borghese: “Lavorare per imparare non significa essere pagati”

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Alessandro Borghese,
Dalla pagina Facebook ufficiale di "Alessandro Borghese"

Alessandro Borghese, spiazza tutti attirandosi l’ira di molti con una frase poco gradita. “Lavorare per imparare non significa per forza essere pagati”. Una lettura decisamente strana, dello scenario lavorativo, data dal noto e ricco chef. Critica la mancanza di dedizione al lavoro dei giovani definendoli “pretenziosi” sui compensi. Rimarca come lui, in passato, abbia lavorato spaccandosi la schiena per arrivare al successo odierno. Tuttavia, non evidenzia, come i salari siano spesso miseri, pagati in parte a nero e gli straordinari inesistenti. Il mondo della ristorazione, ha ragione, non è quello che si vede in Tv, ma non deve essere nemmeno un luogo di sfruttamento.

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Alessandro Borghese: l’intervista rilasciata e la frase critica

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Dalla pagina Facebook ufficiale di “Alessandro Borghese”

Un’intervista rilasciata ed una frase che lo pone al centro delle polemiche. Alessandro Borghese, il noto chef, protagonista di vari format televisivi, attira su di sé l’ira dei social. Lo fa attraverso una frase che da quasi nessuno è stata ben vista, specialmente online. “Lavorare per imparare non significa per forza essere pagati” afferma. Ribadendo che: “Io mi sono spaccato la schiena, i giovani di oggi hanno la pretesa di ricevere compensi importanti”. Tutto nasce da un’esperienza che ha avuto con quattro ragazzi della sua brigata. Lamentandosi di com’è è stata difficile da gestire la defezione. Tuttavia, dall’altro lato, non c’è nessun obbligo lavorativo nell’assolvere a simili mancanze da parte dei lavoratori.

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Alessandro Borghese: da dove nasce la frase dello chef

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Dalla pagina Facebook ufficiale di “Alessandro Borghese”

Tutto accade per una mancanza di personale. Questo scatena la frase che tanto rumore ha creato sui social e non solo. “Sa che cosa è successo lo scorso weekend?” domanda per introdurre l’episodio. “Quattro defezioni tra i ragazzi della brigata, da gestire all’ultimo”. Qui dunque il problema: “Nessuno era disposto a sostituirli”. Motivo per cui: “A cucinare siamo rimasti io e il mio braccio destro: 45 anni io, 47 lui”. Afferma esprimendo la sua disapprovazione verso questa mancanza di “devozione” al lavoro. “I ragazzi, oggi, hanno capito che stare in cucina o in sala non è vivere dentro un set”. Uno scenario che lo stesso Borghese ha aiutato a costruire nell’immaginario collettivo. “Vuoi diventare come me? Devi lavorare sodo allora. Nessuno mi ha mai regalato nulla”.

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Alessandro Borghese: la critica alle nuove generazioni

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Dalla pagina Facebook ufficiale di “Alessandro Borghese”

Il messaggio di Alessandro Borghese è diretto principalmente, se non esclusivamente, ai giovani, alle nuove generazioni. Quelle figlie del precariato, di contratti da stagista, co.co.co. e un aggiornamento salariale che non arriva da trent’anni. Perché la colpa, è ovviamente loro. “Preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici” sostiene. “E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato”. Generalizza forse un po’ troppo. “Pretendono stipendi importanti”… o forse giusti? Tuttavia non si ferma qui. “Lavorare per imparare non significa essere per forza pagati”. Quindi dovrebbero lavorare gratis? Ci sono tante cose che non vanno nel mondo del lavoro, compreso quello della ristorazione. Dare la colpa ai giovani però è forse tanto riduttivo quanto ridicolo.

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