Allunaggio: a 50 anni dallo sbarco all’asta i nastri originali

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Eredità dello sbarco sulla Luna, avvenuto cinquant’anni fa, sono alcuni nastri magnetici contenenti le immagini dello storico allunaggio. Gary George – un ingegnere che aveva fatto uno stage alla NASA – acquistò nel 1976 del materiale governativo in surplus, tra cui 1150 nastri. Ora, tre di questi vanno all’asta con Sotheby, una tra le più importanti case d’asta, con sede nel Regno Unito e filiali nel mondo. Essendo oggetti collegati alle missioni Apollo, Sotheby ha scelto il 20 luglio, data del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio. I tre nastri mostrano la discesa dell’astronauta Neil Armstrong sul satellite e tutte le attività svolte durante la prima passeggiata lunare.

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L’attrezzatura utilizzata per la ripresa dell’allunaggio

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La NASA, attenta alle relazioni pubbliche, decise di riprendere in diretta la fase dell’allunaggio. Per poter realizzare ciò, ebbe bisogno di due apparecchiature in particolare: una telecamera adatta alla banda di trasmissione disponibile e un sistema di antenne terrestri pronte a ricevere i segnali. Tuttavia, a causa delle limitazioni della banda di trasmissione, la NASA chiese all’azienda americana Westinghouse Electric Aerospace Division di sviluppare una telecamera “lenta”. Quest’ultima doveva essere in grado di produrre solo 10 immagini al secondo, a differenza delle 30 immagini al secondo utilizzate per le trasmissioni televisive.

Il Modulo Lunare Apollo era fornito di un’antenna per mandare i segnali sulla Terra, precisamente in Australia. Qui la NASA aveva “affittato” due radiotelescopi, perché sapeva che avrebbero ricevuto meglio il segnale. Anche la grande antenna di Goldstone in California era pronta a captare la preziosa comunicazione, per essere sicuri che il messaggio non andasse perduto.

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Allunaggio: ecco come avvennero le riprese

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Sei ore e mezza dopo l’allunaggio, Armstrong uscì dal Modulo Lunare Apollo. Per prima cosa, azionò il meccanismo che permetteva di mettere in posizione la macchina da ripresa. Dall’interno, l’astronauta statunitense Buzz Aldrin accese la telecamera a scansione lenta. In Australia e in California le trasmissioni vennero registrate sui nastri e, contemporaneamente, vennero spedite via satellite a Houston. Da qui furono trasmesse in mondovisione. Tuttavia, poiché i sistemi televisivi non riuscivano a gestire 10 immagini al secondo, fu adottato uno stratagemma. Una telecamera terrestre riprese le immagini che scorrevano sugli schermi NASA, gli unici a poter riprodurre i segnali della telecamera lenta. Questa soluzione, però, causò una sgranatura delle immagini che furono viste da 600 milioni di spettatori. I nastri con le registrazioni originali delle antenne vennero immagazzinati senza che gli venisse dato uno status particolare.

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Non tutte le registrazioni andarono perdute

allunaggioLe registrazioni di Houston sono state deteriorate dall’umidità texana. Non tutto il patrimonio dei nastri, però, è andato perduto. Infatti, nel 1976 Gary George comprò circa 1150 per 217,77 dollari, custodendoli poi in un deposito con umidità controllata. Non si sa come l’uomo abbia scoperto che tre dei numerosi nastri acquistati contenevano le registrazioni originali dell’Apollo 11. Ora, comunque, la casa d’asta aspetta una vendita milionaria.

I nastri non contengono materiale inedito. Si tratta, infatti, delle stesse scene dell’allunaggio che sono state trasmesse cinquant’anni fa. L’unica differenza è che le immagini sono molto più nitide. I curiosi che non vogliono spendere una fortuna in nastri per gustarsi un pezzo di storia possono visitare il sito del documentario Moonscape, del giornalista Paolo Attivissimo.

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