Animalisti dettano le linee guida: arriva una lettera in Europarlamento

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Gli animalisti delle associazioni LAV, LNDC, Animal Equality ed Essere Animali hanno scritto una lettera indirizzata ai parlamentari europei italiani della Commissione agricoltura e della Commissione ambiente. La missiva contiene spunti e consigli per migliorare il Green Deal europeo.

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La lettera degli animalisti

animalistiLa pandemia causata dal Coronavirus ha permesso una riflessione sulle attuali modalità di allevamento, detenzione e commercializzazione degli animali. Il commercio di animali selvatici, la distruzione e l’urbanizzazione dei loro habitat naturali aumentano il rischio di pandemie simili al Covid-19, veicolando dall’animale all’uomo virus e batteri pericolosi.

Sulla base di tali considerazioni, gli animalisti hanno espresso diverse richieste al gruppo di europarlamentari italiani. Tra queste:

  • Priorità del benessere animale per un reale miglioramento delle condizioni di vita degli animali stessi;
  • Maggiore impegno da parte dell’UE nell’incentivare la riduzione del consumo di carne;
  • Restrizione immediata del commercio di animali selvatici in Europa;
  • Divieto europeo d’importazione ed esportazione di specie in via d’estinzione e dei loro derivati;
  • Supporti finanziari da parte dell’Unione Europea per i centri di recupero negli Stati membri;
  • Destinazione del denaro pubblico prima rivolto ai metodi di allevamento intensivo alla riconversione delle attività.
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Strategie del Green Deal

animalistiIl Green Deal è un patto per rendere eco-sostenibile l’economia dell’Unione Europea. Il suo obiettivo è quello di risolvere problematiche climatiche e ambientali. Una delle strategie applicate è la Farm to Fork che prevede una riduzione drastica dell’utilizzo di tutti i prodotti chimici come fertilizzanti, nutrienti, antimicrobici e pesticidi vari. Lo scopo è quello di rendere biologica tutta la catena di produzione alimentare, garantendo la qualità e la provenienza di tutti i prodotti agricoli. Tra gli obiettivi prefissati per il 2030:

  • Ridurre del 50% il rischio e l’utilizzo di pesticidi nell’agricoltura;
  • Ridurre del 20% l’uso di fertilizzanti;
  • Ridurre del 50% la perdita dei nutrienti per le piante, senza modificare la fertilità del suolo;
  • Ridurre del 50% la vendita di tutti gli antimicrobici utilizzati sugli animali d’allevamento e l’acquacoltura;
  • Rendere il 25% delle fattorie europee biologiche.
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La situazione italiana

animalistiLa coalizione End the Cage Age ha stilato una classifica delle nazioni europee in base alla percentuale di animali ancora allevati in gabbia. L’Italia occupa la diciassettesima posizione.  In Europa sono oltre 300 milioni gli animali allevati in gabbia, 45 milioni solamente in Italia.

Nel nostro Paese il 62% delle galline è ancora allevato in gabbia. Minori sono le percentuali per scrofe, mucche, tacchini e conigli.
Sono state raccolte più di un milione e mezzo di firme per la dimissione delle gabbie da allevamento, di cui oltre 90.000 in Italia. Ultimato il conteggio delle firme, la Commissione europea conoscerà le intenzioni dei cittadini dell’UE e le loro aspettative per un futuro più green.

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