Anniversario Coronavirus: un anno dai primi coniugi ricoverati a Roma

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Anniversario coronavirus

Anniversario coronavirus, un anno fa, il 30 gennaio 2020 venivano annunciati i primi casi di coronavirus. Due persone, coniugi cinesi, docenti in vacanza, provenienti da Wuhan. Quella sera fu pubblicato l’esito dei tamponi, positivi al covid. Da quel momento, anche l’Italia avrebbe conosciuto il suo mostro. Ancora, oggi, il nostro Paese non ha imparato a conviverci. Un bollettino che fa ancora paura, sebbene l’indice Rt sia sotto l’1.

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Anniversario Coronavirus: “Ci sono due cinesi con la febbre”

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Fonte Ansa

Succedeva un anno fa, tutto è iniziato il 30 gennaio 2020. Una coppia di docenti, coniugi cinesi provenienti da Wuhan. Erano arrivati in Italia, il 23 gennaio, per una vacanza all’insegna della scoperta delle meraviglie nostrane. 67 anni lui, 66 lei. Milano, Parma, Firenze, poi Roma. Soggiornavano all’Hotel Palatino, quando nella serata del 29 gennaio 2020, il portiere dell’hotel chiama il 112. “Qui è l’hotel Palatino, ci sono due turisti con la febbre, sono due signori cinesi“. Viene richiesto l’isolamento e poco dopo arriva un ambulanza ad alto isolamento proveniente dallo Spallanzani di Roma. Il giorno seguente, l’esito del tampone dirà che la coppia è positiva alla Sars-Cov-2. In Italia comincia la psicosi, il premier Conte è alle strette. “Dobbiamo dire tutto agli italiani, non possiamo nascondere questa cosa“. Dice al ministro Speranza, Franceschini e Terranova. Al portavoce Casalino e ad Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio. Erano tutti a Palazzo Chigi valutando la situazione. Il 31 gennaio il premier, in diretta nazionale, comunicherà: “I due casi accertati sono due turisti cinesi che sono venuti nel nostro paese, i primi due casi accertati di Coronavirus.”

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Un anno di covid, una tragedia che ancora non si esaurisce

Anniversario coronavirusDa quell’esatto istante, ogni cosa ha iniziato a cambiare. Wuhan non era un caso isolato e il coronavirus non era solo un problema cinese. Il premier Conte interrompe la linea diretta di volo con la Cina, in particolare la linea China Southern Airlines che opera per il collegamento Fiumicino-Wuhan. Le comunità cinesi vengono o prese d’assalto o tutelate. Mesi dopo, scopriremo che il virus era già in casa e non era il paziente 0 di Codogno. Il virus circolava da dicembre-gennaio in Lombardia. I due docenti non avevano contagiato nessuno, né l’autista privato, né la comitiva di Cassino. Al termine della degenza ospedaliera ringrazieranno l’Italia per il supporto. Un Paese che aveva avuto poco riguardo forse per un popolo che non aveva colpa. Tuttavia, da lì arriva il 21 febbraio e in quel momento l’Italia realmente conosce il mostro. Aumentano i casi, scoppia il focolaio di Codogno. La Lombardia è in ginocchio. L’Oms tardava a dichiarare l’emergenza globale. Il 9 marzo inizia il primo lockdown, l’11 marzo viene dichiarata la pandemia. Da giugno il covid inizia a nascondersi, batte in ritirata; ma in Europa, a fine ottobre, ricomincia la seconda ondata. Il 16 dicembre arriva una speranza: il vaccino.

Da quel 30 gennaio 2020 sono trascorsi 365 giorni di paura e desolazione. Di morte e malattia. Il coronavirus ha ucciso 87,858 in Italia e 2,21 milioni nel mondo intero. Dopo un anno la paura non è andata via, il covid è ancora fra noi. Forse abbiamo imparato a gestirlo, almeno a capirlo, ma di certo non a conviverci. Sembra lontana quella vita senza mascherine, senza coprifuoco, senza il metro di distanza da chi amiamo. Sembra lontana quella vita, ma tornerà. Prima o poi.

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