Arctic Metagaz è il nome della gigantesca metaniera russa che sta tenendo con il fiato sospeso il Mediterraneo centrale. L’imbarcazione, lunga ben 277 metri, vaga attualmente senza controllo e senza equipaggio tra le acque di Malta e della Sicilia. Il relitto si trova a circa 26 miglia a est di Linosa e la sua traiettoria sembra puntare pericolosamente verso le Pelagie. A bordo sono stivate circa 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto e 900 tonnellate di gasolio. La Marina Militare italiana e i mezzi antinquinamento monitorano la situazione ogni istante per scongiurare una catastrofe ecologica senza precedenti.
Ti consigliamo come approfondimento – Crisi petrolio: Trump promette prezzi in calo mentre il G7 convoca un vertice d’urgenza
Arctic Metagaz: le cause dell’incidente e il mistero della flotta ombra
Arctic Metagaz è stata devastata da una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo scorsi. L’incidente si è verificato mentre l’unità navigava tra la Libia e Malta, dopo essere partita a fine febbraio da Murmansk. Le fiamme hanno avvolto rapidamente la struttura, costringendo i 30 membri dell’equipaggio ad abbandonare il comando. Le cause del disastro restano ancora avvolte nel mistero e le ipotesi sono molteplici. Si parla di un possibile guasto tecnico ma anche di un attacco mirato condotto tramite droni marini. La metaniera fa parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali.
Ti consigliamo come approfondimento – Collisione nel Mare del Nord tra petroliera e nave cargo: feriti e incendio a bordo
Rischi ambientali e misure di sicurezza nel Canale di Sicilia
Il pericolo principale riguarda l’eventuale fuoriuscita del carico altamente infiammabile in un ecosistema delicato. Una rottura dei serbatoi potrebbe sprigionare nubi criogeniche e inquinanti pesanti, capaci di soffocare la flora e la fauna marina. Per questo motivo, le autorità marittime hanno imposto un raggio di sicurezza di almeno cinque miglia attorno alla nave. Il relitto non emette segnali visivi o acustici regolamentari, rappresentando un serio ostacolo anche per la navigazione commerciale e per i flussi migratori. Il monitoraggio aereo e navale è costante per prevedere ogni cambio di rotta improvviso dettato dalle correnti.
Ti consigliamo come approfondimento – Caro benzina: decreto anti-accise rischia di slittare. Assopetroli è contraria
L’intervento delle autorità e le prospettive future

Le operazioni di soccorso sono state coordinate inizialmente dalle autorità maltesi e libiche per mettere in salvo i marinai. Attualmente, il sindaco di Lampedusa ha confermato che la situazione è sotto il controllo diretto dei mezzi dello Stato italiano. Si attende di capire se sarà possibile agganciare il relitto con dei rimorchiatori d’altura per allontanarlo definitivamente dalle coste siciliane. La complessità dell’intervento è legata alla stabilità precaria della struttura e alla natura del carico. Resta alta l’attenzione diplomatica internazionale su un caso che unisce emergenza ambientale e tensioni geopolitiche nel cuore del Mediterraneo.






























