Autolesionismo e suicidi tra i giovani: gli effetti collaterali della pandemia

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Autolesionismo suicidi giovani

Autolesionismo suicidi giovani: parole che, accostate, fanno davvero rabbrividire. Sapere che adolescenti e bambini siano sempre più propensi a farsi del male o, addirittura, a porre fine alle proprie vite è un fallimento per l’intera società. I casi di autolesionismo e tentato suicidio tra i giovani sono una problematica esistente da diversi anni, purtroppo. Tuttavia, pare che la pandemia abbia reso più drammatica la situazione. La “reclusione forzata” e l’impossibilità di condurre normalmente la propria vita ha destabilizzato psicologicamente i più giovani, con differenti tipologie di reazioni.

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Autolesionismo suicidi giovani: i dati

Autolesionismo suicidi giovaniGli atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio tra i più giovani sono eventi noti da tempo e diffusi in tutto il mondo. Secondo le ultime statistiche, in Europa almeno il 25% degli adolescenti pratica autolesionismo. In Italia la percentuale è del 20%.

Secondo l’OMS, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni. Essi sono una preoccupante causa di morte anche per i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. L’ISTAT, infatti, riferisce che sono 4.000 i suicidi che si verificano ogni anno nel nostro Paese. Tra questi, il 5% è compiuto da ragazzi sotto i 24 anni.

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Autolesionismo suicidi giovani: i danni psicologici della pandemia

Autolesionismo suicidi giovaniLa pandemia ha determinato inevitabilmente un cambiamento delle abitudini per tutti. Tuttavia, in fasce di età particolarmente delicate, questi mutamenti forzati e imprevisti possono avere delle ripercussioni forti sullo stato emotivo e psicologico degli individui.

La chiusura delle scuole, delle attività sportive, ludiche e ricreative e l’impossibilità di uscire e di coltivare rapporti sociali sta generando delle conseguenze. Tra queste ci sono:

  • Ansia;
  • Disturbi del sonno;
  • Aumento dell’aggressività;
  • Tendenza all’isolamento;
  • Disinteresse o paura per il mondo esterno;
  • Difficoltà nella gestione di emozioni e relazioni;
  • Fenomeni più o meno gravi di depressione, atti di autolesionismo e tentativi di suicidio.
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Autolesionismo suicidi giovani: l’allarme del professor Stefano Vicari

Autolesionismo suicidi giovani
Dalla pagina Facebook ufficiale di Stefano Vicari

L’allarme è stato lanciato dal professor Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale Bambino Gesù. Il medico ha affermato che con la seconda ondata sono aumentati notevolmente gli accessi che riguardano l’autolesionismo e i tentativi di suicidio al pronto soccorso del Bambino Gesù.

L’indice di occupazione letti arriva quasi al 100%, rispetto al 70% registrato a inizio 2020 e negli anni precedenti. Secondo il professore, l’aumento di richiesta è correlato all’aumento di disturbi mentali tra i giovani da associare alle chiusure determinate dalla pandemia.

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Autolesionismo suicidi giovani: problemi e soluzioni

Autolesionismo suicidi giovaniSecondo Vicari, la chiusura delle scuole e delle attività legate alla vita di bambini e ragazzi è un elemento fortemente destabilizzante. Questo perché la scuola riveste un’importanza fondamentale nella crescita personale di un individuo. È essenziale sia dal punto di vista della gestione di emozioni, capacità e limiti, sia per la socializzazione. Inoltre, la chiusura fisica delle attività educative e ricreative ha impedito che queste potessero esercitare la loro fondamentale funzione di “ammortizzatori” ai fattori di rischio, per esempio nelle famiglie disfunzionali. Le conseguenze di questa situazione sono due: aumento dell’aggressività oppure isolamento estremo.

Secondo il medico, per reagire a questa situazione è necessario investire nell’ambito della salute mentale. Questo non solo da un punto di vista sanitario, ma anche scolastico e territoriale (ad esempio con l’apertura di sportelli per l’assistenza psicologica) ed economico (organizzando un sistema economico che consenta ai genitori di stare più tempo con i figli).  

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