Baby giustizieri adescavano pedofili in chat sequestrandoli. Condannati

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Gang di baby giustizieri adescava pedofili in una chat per gay, sequestrandoli e torturandoli, ispirati da un documentario americano. Condannati con rito abbreviato a 12 anni.

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Baby giustizieri: sgominata per caso la gang anti-pedofili

rissa ischia Baby Gang pedofili baby giustizieriDue ragazzi di 19 e 20 anni, fingendosi minorenni, avrebbero adescato presunti pedofili online, sequestrandoli e seviziandoli per giorni in un casolare. Sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Treviso a 12 anni per sequestro di persona, rapina aggravata, indebito utilizzo di carte di credito e porto di oggetti atti a offendere.

I fatti risalgono 2022 e sono stati scoperti soltanto un anno fa, quando i ragazzi vennero colti in flagranza di reato dai carabinieri mentre, in un casolare abbandonato, tenevano legato un cinquantenne. Si è scoperto poi che una sorte analoga era toccata in precedenza ad altre sette persone; queste erano finite nel bersaglio dei baby giustizieri perché ritenuti pedofili responsabili di aver adescato sul web dei minorenni. Per accertare i fatti sono subito partite le indagini del caso che hanno portato a ricostruire la vicenda dei “baby giustizieri”. I carabinieri avevano ricevuto già alcune segnalazioni su questo gruppetto di ragazzi che agivano in zona facendo partire subito i controlli. Durante uno di questi, hanno fermato uno dei ragazzi che era in bici. Nei confronti delle vittime, il giudice ha anche disposto dei risarcimenti ma due di loro risultano irreperibili.

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I baby giustizieri raccontano le motivazioni del loro gesto

youtubeI ragazzi fermati hanno raccontato di aver preso spunto da una serie di documentari tv statunitensi, visti su YouTube, To Catch a Predator, in cui un gruppo di persone dava la caccia a presunti pedofili e li esponeva al pubblico nei video. Il programma venne sospeso ma le vecchie puntate disponibili online avrebbero spinto i ragazzi trevigiani a emulare i protagonisti. I giustizieri tendevano un tranello alle vittime spacciandosi per minori online; davano loro appuntamento in zone isolate e in casolari dismessi dove infine gli uomini venivano picchiati e derubati.
Il tutto senza temere conseguenze visto che confidavano sul fatto che nessuno avrebbe denunciato.

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Tutti loro hanno accettato di aderire a un percorso di giustizia riparativa e risarcire le vittime. I difensori degli imputati attendono la pubblicazione delle motivazioni per fare ricorso in appello. Intanto sottolineano il loro stato di fragilità psicologica al momento dei fatti dei loro clienti.