Bimbo da record: dopo 525 giorni di cuore artificiale ne riceve uno tutto suo

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bimbo cuore artificiale

Bimbo cuore artificiale – 525 giorni trascorsi in ospedale con un bellissimo lieto fine. Il tutto è avvenuto nell’Ospedale Regina Margherita di Torino all’inizio del 2021. Due anni vissuti con un Berlin Heart nel corpo, ma ora il piccolo può finalmente tornare a vivere.

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Bimbo cuore artificiale: il ricovero d’urgenza

ambulanzeLa storia del bimbo cuore artificiale inizia nell’estate del 2019, quasi due anni fa. Il piccolo, in compagnia della madre ed entrambi provenienti dal Marocco, raggiunge il padre che vive e lavora in Liguria. Ma è allora che il bambino inizia a soffrire di problemi sanguigni, più precisamente insufficienza cardiaca. Viene visitato in una struttura pediatrica, per poi essere trasferito in elicottero d’urgenza all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Appena giunti sul posto, i medici si accorgono che il suo cuore non ha retto, smettendo di battere. Trascorrono lenti giorni di rianimazione, durante i quali viene sottoposto all’impianto di circolazione extra-corporea ECMO. Purtroppo, anche questo tentativo risulta essere vano. Pertanto gli operatori sanitari, a distanza di poco tempo, optano per l’unica scelta che rimane loro: impiantare un cuore artificiale. Sotto i ferri, il bimbo riceve un Berlin Heart che è in grado di mantenerlo in vita.

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Bimbo cuore artificiale: il lieto fine

SantobonoIl piccolo, di soli sette anni, rimane ricoverato al Regina Margherita per ben 525 giorni, quasi due anni. Durante questo lungo periodo di convalescenza, il piccolo impara l’italiano, fa amicizia con gli infermieri e resta in compagnia dei suoi genitori. Purtroppo non è in grado di poter vivere un’esistenza come quella dei suoi coetanei perché non può sottoporre il suo corpo agli sforzi, neanche a quelli comuni. E poi, finalmente, c’è un donatore. Il bambino riceve il trapianto tanto desiderato, operazione chirurgica avvenuta con successo. Il recupero avviene con grande velocità, sotto le attenzioni del responsabile del Reparto Trapianti, in modo da poter finalmente tornare a casa. Lì lo aspettavano gli altri membri della sua famiglia, i suoi fratellini. Una storia reputata dolorosa, ma con un meritato lieto fine.

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