Brexit, ora è realtà. Ufficiale l’addio all’UE: via al periodo di transizione

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Il 2020 si presenta un anno di transizione per il Regno Unito. Dopo quasi quattro anni dal Referendum sulla Brexit, svolto il 23 giugno 2016, il 31 gennaio, la Gran Bretagna ha detto ufficialmente addio all’Unione Europea. Cominciano ora undici lunghi mesi di transizione. I britannici non sono più cittadini europei ma per rendere questo divorzio vero e a tutti gli effetti, ora bisogna stabilire il contorno e i rapporti che avranno le Nazioni Europee e il Regno Unito. Intanto quest’ultimo ha già visto in questi primi giorni un grande disappunto da parte degli scozzesi. Scopriamo meglio cosa sta accadendo.

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Brexit: inizia il periodo di transizione

brexitIl 31 gennaio sarà ricordato come il #brexitday: il giorno che ha visto ufficialmente uscire il Regno Unito dall’Unione Europea. Saranno mesi duri questi del 2020 per l’Inghilterra, mesi che richiedono un lungo lavoro per il premier britannico Boris Johnson. Dal primo febbraio è infatti iniziato il periodo di transizione che avrà fine il 31 dicembre 2020; un periodo in cui verranno discussi i parametri precisi su cui verte il divorzio dall’UE. Durante questo periodo di implementazione cambierà ben poco.

I rapporti commerciali saranno invariati: il Regno Unito resta nel mercato unico e nell’unione doganale. La nazione britannica dovrà inoltre rispettare tutte le norme UE. Per ora l’unico cambiamento è che il Regno Unito non prenderà più parte alle decisioni politiche dell’UE e che i 73 eurodeputati presenti nel Regno, non faranno più parte del Parlamento britannico. Il Regno Unito in questi 11 mesi continuerà a pagare la quota di partecipazione all’UE e contribuirà al budget comunitario.

Entro il 31 dicembre (data a cui probabilmente seguirà uno slittamento), si dovranno definire tutti i rapporti tra UE e Regno Unito. Anche se la data dovesse slittare e il periodo di transizione si dovesse estendere, il Regno Unito sarà ugualmente fuori.

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Cosa cambierà in questo 2020

brexitLa Brexit riguarda un po’ tutti: dai turisti ai cittadini, dagli studenti a chi si è trasferito per lavoro. A partire dal 2021 la Gran Bretagna diventerà un paese straniero in tutto e per tutto e proprio per questo ci saranno conseguenze anche sulla libera circolazione:

  • Per entrare o uscire dal Regno Unito, gli europei dovranno essere muniti di passaporto;
  • Per trasferirsi, vivere e lavorare in Gran Bretagna, sarà necessario avere un visto. (Unica eccezione nel caso in cui venga rielaborata la trattativa con l’Unione Europea);
  • Chi vorrà visitare Londra o il resto dell’UK avrà bisogno di un visto turistico. Un visto che si potrà ottenere facilmente online;
  • Anche lo shopping diventa un ambito di discussione. Negozi che prima accettavano sia la sterlina (moneta rimasta invariata anche dopo l’entrata nel campo Euro) che l’euro, dal 2021 potranno accettare solo le sterline;
  • Erasmus: il programma di scambio universitario è ancora un tema di forte discussione. Il Governo britannico sta cercando però di rassicurare tutti, garantendo che probabilmente ci sarà anche in seguito il 31/12 un sistema di scambi tra università.

Altro tema incandescente è quello del ritorno alla frontiera tra Regno Unito e Unione Europea. Ad aerei e navi verranno effettuati controlli di frontiera. Stesso discorso si estende anche al TGV, unico mezzo per raggiungere l’isola via terra, tramite il canale della Manica che lega, attraverso l’Eurotunnel, Parigi e Londra.

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I contrasti tra Inghilterra, Scozia e Irlanda

Twitter Nicola Sturgeon

Il Regno Unito è formato da quattro nazioni: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Quattro nazioni con idee contrastanti riguardo l’uscita del Regno dall’Unione Europea. A partire dal primo febbraio infatti gli animi si sono scaldati. Non tutti hanno gradito il divorzio dall’UE, in particolare gli Scozzesi. “La Scozia tornerà nel cuore dell’Europa come Paese indipendente”.  Queste le parole della premier Nicola Sturgeon su Twitter.

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