Il buco dell’ozono si sta riducendo: ma è davvero una buona notizia?

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buco dell'ozono

Da decenni si parla del buco dell’ozono come una delle conseguenze più negative dell’inquinamento sul nostro pianeta. Infatti il fenomeno era dovuto alla quantità di prodotti chimici accumulati nell’atmosfera che hanno fatto sfaldare lo strato di ozono. Ma ora c’è una buona notizia: il buco dell’ozono sopra l’Antartide si sta richiudendo, dopo aver raggiunto un minimo storico nel 2019, con l’estensione osservata di appena 16,3 milioni di km². La “guarigione” ha effetti collaterali che influenzeranno le correnti d’aria e i venti del pianeta.

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Buco dell’ozono: una guarigione lenta

buco dell'ozono I potenti del pianeta hanno iniziato a prendere a cuore la questione del buco dell’ozono dal 1987. A quell’anno risale il Protocollo di Montreal, il trattato internazionale creato per limitare e vietare clorofluorocarburi, freon e altre sostanze che aumentano il buco dell’ozono, che tende ad allargarsi in primavera sopra l’Antartide.

La riduzione dei gas raffredda l’aria, rinforzando i venti del vortice polare e influenzandoli fino allo strato di atmosfera più basso della terra. Precedenti studi avevano collegato questo fenomeno ai cambiamenti climatici.
Antara Banerjee, dell’Università del Colorado a Boulder, ha portato avanti lo studio degli effetti del protocollo sul pianeta.
Le correnti a getto della parte sud del pianeta si stavano spostando verso il polo. Nel 2000 però è stato notato che lo spostamento era terminato. Questo era avvenuto proprio grazie alle restrizioni messe in atto dal protocollo. Ma la chiusura del buco dell’ozono va in contrasto con l’aumento della C02 nell’atmosfera che causa l’aumento delle temperature e il cambio climatico mondiale.

Buco dell’ozono: la tesi sperimentale

buco dell'ozonoIl risanamento del buco dell’ozono raffredda l’aria, rendendo i venti del vortice polare più forti. Questo sposta i venti verso il Polo Sud sulle regioni asciutte e porta a cambiamenti climatici nell’emisfero australe. Quindi in Sud America, Africa orientale e Australia. L’obiettivo dello studio era quello di dimostrare che il recupero del buco dell’ozono sta effettivamente influenzando i cambiamenti nella circolazione dei venti. I ricercatori hanno utilizzato una tecnica statistica valutando determinati modelli di variazioni del vento naturali e non. Tramite simulazioni al computer, hanno prima determinato che lo stop dei venti notato non poteva essere spiegato da cambiamenti naturali. Hanno isolato gli effetti dell’ozono e dei gas serra, separatamente, dimostrando che l’aumento delle emissioni di CO2 ha contribuito all’espansione dei venti verso il polo sud.

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I progressi del protocollo

ozonoDal 2000 il buco dell’ozono era in via di riduzione, mentre i venti spingevano la CO2 verso l’alto. Adesso però le alte temperature degli ultimi anni hanno aumentato la presenza di ozono nell’atmosfera ed è questo il motivo della riduzione del buco. Lo strato di ozono potrebbe ripristinarsi nell’emisfero nord entro il 2030. Ma bisognerà continuare a seguire il Protocollo di Montreal.

 

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