Cannabis: la sua storia millenaria tra spiritualità, scienza e sostenibilità

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Quando si parla della cannabis, si inquadra una pianta al centro della quotidianità umana da tantissimo tempo. Negli ultimi anni, per esempio, si approfondiscono le peculiarità della tipologia caratterizzata da un basso contenuto di THC – parliamo di una percentuale compresa tra lo 0,2 e lo 0,6 – e, in particolare, le ripercussioni sulla salute del CBD, principio attivo privo di effetti psicoattivi e noto, per esempio, per la sua efficacia rilassante.

La cannabis, però, ha iniziato a essere parte della cultura materiale umana molto tempo fa. Scopriamo assieme alcuni dettagli storici relativi alla sua coltivazione e al suo consumo.

Cannabis, una pianta coltivata da oltre 10.000 anni

Le testimonianze storiche in merito alla coltivazione della cannabis, parlano di un percorso che avrebbe avuto inizio più o meno 10.000 anni fa (a dimostrazione di ciò, è possibile citare alcuni reperti trovati nell’attuale territorio di Taiwan e citati dallo scrittore Peter Stafford, diventato famoso anche per i suoi esperimenti sull’utilizzo di cactus sacro nella comunità dei nativi americani Peyote, nel suo famosissimo volume Psychedelics Encyclopedia).

Rimanendo sempre in Asia, è degna di nota la citazione della cannabis come rimedio medico tra le righe di un trattato cinese risalente al 2.700 a.C. circa. Si tratta di uno scritto molto importante, considerato dagli esperti una delle primissime testimonianze del ricorso alla cannabis in ambito curativo.

Da icona della cultura hippy a riferimento terapeutico

La storia della cannabis ha attraversato tantissime fasi. Tra queste, è doveroso ricordare il periodo di esplosione della cultura hippy, il periodo che risale più o meno agli anni ‘70 e che ha visto la pianta diventare una vera e propria icona.

Ai tempi, non era solo normale per quasi tutti i figli dei fiori sapere esattamente come fare una canna. Era anche frequente dedicarsi a dei viaggi in Oriente per reperire delle varietà non presenti in Europa e negli USA. Stiamo parlando dei cosiddetti Hippie Trails, a seguito dei quali si è diffuso nel Vecchio Continente e in Occidente in generale l’utilizzo di semi di marijuana provenienti, giusto per fare uno dei tanti esempi, dalla zona del Karakorum.

Da allora sono passati tanti anni, è cambiata la società e il percorso della cannabis è andato avanti, entrando di diritto a far parte del mondo medico. Essenziali a tal proposito sono stati i lavori scientifici che hanno portato all’immissione sul mercato di farmaci come il Marinol, farmaco registrato nel 1985 e utilizzato per trattare la nausea nei pazienti chemioterapici (è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare).

La situazione nel 2021

La situazione nel 2021, come accennato all’inizio di questo articolo, è molto particolare, specialmente per quanto riguarda la cannabis legale in Italia. In Paesi come il nostro, nonostante il quadro normativo migliorabile, la cannabis light è diventata il centro di un giro d’affari milionario che, frutto di una filiera che vede impiegate più di 10mila persone, non riguarda solo infiorescenze e oli a base di CBD, ma anche prodotti tessili.

La canapa, infatti, è considerata una vera e propria pianta resiliente. Capace di crescere anche in condizioni potenzialmente avverse dal punto di vista climatico, non richiede pesticidi o concimi chimici e necessita di una quantità di acqua notevolmente inferiore rispetto al cotone.

Il risultato quando la si impiega nel tessile sono dei tessuti che si ammorbidiscono man mano che vengono lavati e che riescono soprattutto a resistere perfettamente alla lavatrice. Questo, nell’ottica di un’attenzione costante alla sostenibilità e al risparmio economico in tempi di crisi, rappresenta un oggettivo vantaggio che ha permesso a tanti brand, sulla scia di colossi apripista come Levi’s, di lanciare collezioni di abiti e accessori ottenendo grande successo.

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