Canone Rai, tassa anche su smartphone e tablet: la proposta controversa

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Canone Rai tassato anche per i possessori di smartphone e tablet. È la proposta dell’amministratore delegato Carlo Fuertes e che sta già facendo discutere. La proposta è stata avanzata la scorsa settimana in Camera dei Deputati. 

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Canone Rai, la proposta avanzata alla Commissione parlamentare

Canone RAI, stranger things bonus tvPer ora si tratta soltanto di una proposta. Probabilmente non verrà approvata. Tuttavia Fuertes l’ha comunque avanzata ufficialmente alla Commissione di vigilanza lo scorso 12 ottobre. Secondo l’Ad della Rai, l’azienda si trova in un grande periodo di crisi. La televisione nazionale, secondo i dati di Fuertes avrebbe perso 700 milioni di euro in entrata negli ultimi anni.Un calo del 22% dal 2008 che sarebbe riconducibile alla “riduzione delle entrate pubblicitarie, per 609.8 milioni di euro, e di altre entrate commerciali”. La colpa inoltre sarebbe anche dei nuovi sistemi tecnologici di streaming. Il sito online della Rai è infatti, secondo le percentuali, largamente più utilizzato rispetto all’apparecchio televisivo. Una minaccia sono inoltre i famosi siti di streaming online che acquisiscono sempre più ascolti. Per questo la soluzione di Fuertes sarebbe tassare anche chi utilizza smartphone e tablet per usufruire dei servizi online della Rai. 

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Canone Rai troppo economico per Carlo Fuertes 

canone rai, Mondiali 2018L’amministratore delegato ha terminato il suo intervento in commissione criticando anche il consto del Canone Rai vigente, che sarebbe troppo basso. Fuertes ha paragonato infatti i 90 euro pagati in Italia con i 138 annui della Francia oppure i 200 della Germania. Il pagamento sui dispositivi multimediali è solo una delle quattro soluzioni proposte da Fuertes. Le altre tre sono: 

  • la cancellazione integrale della tassa di concessione governativa sul canone delle famiglie;
  • la garanzia di affollamenti pubblicitari più alti dal 2022;
  • la restituzione alla Rai dei 110 milioni di euro che oggi vanno invece al Fondo per il pluralismo. 

La proposta è stata bocciata da diversi personaggi politici. Hanno dichiarato infatti come l’azienda debba risolvere l’inadeguatezza moderna senza gravare sui consumatori. 

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