Indagata per caporalato la moglie del responsabile all’Immigrazione

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Caporalato moglie capo immigrazione

Caporalato moglie capo immigrazione: sotto inchiesta per caporalato la moglie del capo di dipartimento Immigrazione del Viminale. Quest’ultimo a seguito delle accuse rivolte alla moglie si è dimesso. Le accuse rivolte alla donna sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

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Caporalato moglie capo immigrazione indagata

pulizia covid-19 calabria autodichiarazione, concorso cancellieri esperti decreto legge pasqua, riforma giustizia processo penale, processo clan mascitelli reddito cittadinanzaCi sono 16 persone indagate dalla Procura di Foggia per caporalato. Tra loro risulta anche la moglie del direttore del Dipartimento per le libertà civili e immigrazione del Viminale. Il direttore, Michele Di Bari, ha immediatamente dopo rassegnato le dimissioni. Le accuse rivolte alla donna sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati in un’inchiesta per caporalato della Procura di Foggia. L’indagine, condotta dai Carabinieri della compagnia provinciale di Foggia, ha portato all’arresto di cinque persone, due in carcere. Per gli altri 11 indagati è stato deciso l’obbligo di firma. Secondo le prime indiscrezioni i lavoratori delle aziende erano costretti ad accettare vere e proprie condizioni di sfruttamento. Si tratta principalmente di braccianti extracomunitari residenti nella baraccopoli di Borgo Mezzanone. Tale baraccopoli ospita circa 2mila persone.

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Caporalato moglie capo immigrazione: commento Segretario Flai Cgil

Dalla pagina Facebook “Cgil Confederazione Generale Italiana del Lavoro”

In merito all’inchiesta è intervenuto Giovanni Mininni, Segretario Generale Flai Cgil Nazionale. Il segretario ha detto: “La notizia dell’avvenuto blitz la notte scorsa a Manfredonia e in altri comuni della provincia di Foggia in una operazione di contrasto al caporalato ci riempie di sgomento. Si susseguono i casi in cui il fenomeno viene contrastato dalle forze dell’ordine senza che però nulla avvenga in termini di contrasto preventivo, con i mezzi che esistono e sono previsti dalla Legge 199. Questo ennesimo episodio, che ci racconta di lavoratori pagati 5 euro a cassone di pomodori e costretti a lavorare dalla mattina alla sera, dimostra la necessità di intervenire con controlli sulle condizioni di lavoro e applicazione dei contratti, con azioni su alloggi e trasporto, i nodi, cioè, su cui si sviluppa il caporalato e lo sfruttamento da parte di intermediari e datori di lavoro senza scrupoli.”

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