Clamoroso NO della Cassazione: “È reato vendere prodotti derivati cannabis”

1
325
Cannabis

Nuova decisione della Cassazione sulla cannabis light, che potrebbe mettere definitivamente al bando il prodotto. Questi erano già finiti al centro delle polemiche nelle ultime settimane, con la crociata del ministro Matteo Salvini contro gli esercizi che commercializzano l’inflorescenza. La decisione ora colpisce in modo durissimo un settore in piena espansione.

Secondo la Corte, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”. Compresi l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina.

Ti consigliamo come approfondimento: Coca Cola alla Marijuana, si farà?

Stop cannabis light: ecco il motivo

CannabisLa vendita della cannabis light è regolata da una legge, la 242/2016. Tale legge ammetteva l’attività di coltivazione di canapa tra le piante agricole, elencandone tassativamente i derivati per il commercio. Secondo l’interpretazione che ne era stata fatta, era stato ammesso il commercio di prodotti a base di canapa purché il loro contenuto di Thc (cioè la sostanza che dà effetti psicotropi) fosse tra lo 0,2% e lo 0,6%. Per fare un paragone, uno spinello “vero” in base al tipo di infiorescenza a cui ci si riferisce, può avere un Thc molto più alto. Dal 5-8%, 15-20%, 20-25%… Con la loro informazione provvisoria del 30 maggio (nelle prossime settimane seguirà il deposito della sentenza con le motivazioni), i giudici della Corte osservano che la legge del 2016 “qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole.”. In breve, la normativa del 2016 non disciplinava chiaramente la vendita di cannabis. In questo senso, quindi, la corte ha avuto buon gioco nel dare un’interpretazione molto restrittiva di suddetta normativa. I dettagli dovranno però essere chiariti con la lettura della sentenza, una volta che verranno depositate le motivazioni.

La forbice di tolleranza non si riferiva, dunque, ai prodotti ma al principio attivo della pianta coltivata. Questi prodotti non possono essere venduti, in nessun caso, e restano regolamentati dal Testo unico sulle droghe, che li vieta. Salvo, ovviamente, che siano in concreto privi di efficacia drogante.

Ti consigliamo come approfondimento: Cannabis, il nuovo disegno di legge del M5S

Il destino molto incerto dei cannabis shop

Cannabis

La sentenza produrrà inevitabilmente effetti anche sui tanti cannabis shop aperti in Italia negli ultimi anni. Secondo l’Aical, Associazione italiana cannabis light, pur in assenza di dati certificati, il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro, in crescita a tassi del 100% l’anno.

Segnali di grande rigidità, in tal senso, si sono verificati già nei giorni scorsi. Le prime tre chiusure erano piovute in provincia di Macerata, in tre negozi dove i titolari erano stati sorpresi a vendere inflorescenze di cannabis che superavano lo 0,6% consentito per legge.

Ti consigliamo come approfondimento: Come rendere il Natale “stupefacente”

Le reazioni dal mondo politico

CannabisLe prime reazioni dal mondo politico non tardano ad arrivare. Soddisfatto il ministro Salvini, vero promotore delle campagne anti-cannabis: “Siamo contro qualsiasi tipo di droga! Senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano”.

Sulla stessa linea il Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana: “Questa decisione conferma le preoccupazioni che abbiamo sempre manifestato. Erano giuste le nostre posizioni espresse e le scelte da noi adottate finora”.

Anche Stefano Pedica (Pd) approva: “Non ci sono droghe di serie A e B. Sono tutte pericolose. Dietro il proibizionismo non c’è nessuna ipocrisia. A questo punto bisogna procedere in fretta alla chiusura dei negozi che vendono cannabis light

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here