Addio a Ciriaco De Mita: chi era davvero l’ex presidente del consiglio?

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Scompare Ciriaco De Mita. Un gigante della prima repubblica. Nel bene e nel male, ha rappresentato una parte importante della prima repubblica. Esponente di primo piano della Democrazia Cristiana, si è reso sempre protagonista irriverente e polemico, ma mai scontato, della stagione “politicamente sana” della repubblica italiana. Ma chi era davvero De Mita?

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Ciriaco De Mita: la militanza politica 

ciriaco de mitaClasse 1928, De Mita ha sempre militato, fino al 1994, tra le fila della DC. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’inizio del lavoro come consulente per Enrico Mattei, infatti, si iscrive alla DC. Pur non partecipando all’Assemblea Costituente, fu protagonista della politica italiana sin dal dopoguerra. Nel 1953, dopo aver aderito al partito, prende parte alla corrente di sinistra della DC, la “Base”. Frutto, prevalentemente, di una scissione tra i dossettiani. 

Al congresso di Trento fu poi eletto al consiglio nazionale del partito. Durante il congresso, in particolare, attaccò direttamente Fanfani. Entrò in Parlamento nel 1963, e ci rimase fino al 2008, con una parentesi dal 1994 al 1996. 

Sin dal 1966 teorizzava il superamento a sinistra del centrosinistra organico di Moro e Nenni. Più volte spinse per un accordo di governo tra DC e PCI, trovando una sponda in Berlinguer.  

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Ciriaco De Mita, apice e caduta 

ciriaco de mitaTra gli anni settanta e ottanta, si rese protagonista attivo della scena politica nazionale e attore internazionale. Le spinte della sua corrente portarono Moro verso il compromesso storico. La linea era quella di estromettere progressivamente socialisti e socialdemocratici dal governo in cambio della non-sfiducia. La morte di Moro causò una frenata del progetto, che tra il 1979 e il 1982 vide le basi del famosissimo Pentapartito.  

Dopo l’esperienza dei governi Spadolini e degli instabili governi successivi, De Mita, eletto segretario nell’82, cercò mediare per un governo De Mita-Spadolini-Berlinguer. Secondo la ricostruzione riproposta da Fabrizio Cicchitto, quando il PSI di Craxi cercò di rompere con la DC per un governo di alternativa con PSDI e PCI,Berlinguer fu sul punto di accordarsi con De Mita e Spadolini per il “governo diverso”, con i tecnici, pur di emarginare i socialisti”. 

Dopo la mancata staffetta Craxi-De Mita, servì il cambio di legislatura per approdare a palazzo Chigi. Ma per l’irpino non un record di permanenza: appena quindici mesi. Determinanti il congresso PSI di Milano del 1989, col plauso di socialdemocratici, liberali e radicali, e le critiche pesanti mosse da Forlani e Andreotti all’esecutivo.  

1989 annus horribilis:  De Mita manca il rinnovo alla segreteria DC ed è costretto al veder cadere il governo. 

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Ciriaco De Mita: Dopo la DC 

ciriaco de mitaAnche nella seconda Repubblica, De Mita è stato protagonista. Assiste e guida la trasformazione della DC, aderendo al Partito Popolare di Mino Martinazzoli. Con la Sinistra di Base continua a spingere per una sintesi tra democristiani e comunisti, riuscendoci in un primo laboratorio.  

L’Ulivo fu il primo tentativo – quasi riuscito – di mettere in atto la sua idea del compromesso storico, che poi si infranse qualche anno dopo. Con la sua adesione a La Margherita di Rutelli continuò in questo progetto.

Nel 2007 poi aderì al Partito Democratico con un discorso applauditissimo. E per quanto i vertici continuino a parlare di eredità del PCI, proprio l’ingresso di De Mita nel PD diede adito a critiche. Fu infatti Boselli del Partito Socialista, criticando la retorica veltroniana, a parlare del PD come “compromesso storico bonsai”.  

Negli ultimi anni, pur criticando ferocemente tanto Berlusconi quanto Renzi e molti altri politici di primo piano, il leader si dedicò alla sua città natale. De Mita, infatti, dal 2014 è stato sindaco di Nusco fino alla morte.  

Negli ultimi anni, si riprese a parlare di lui. Anche in ambienti giovani, la figura di De Mita era discussa e dibattuta. Complici anche pagine come “Primarepubblica” su Instagram, che ha per molto tempo usato, ironicamente, il titolo “God Save The Mita”. E che oggi titola “Requem for a Mita”. 

Insomma, l’irpino aveva ragione quando disse “Quando sarò morto continuerò a parlare”. 

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