Clubhouse, il nuovo social (vocale) che sta spopolando in tutto il mondo

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Arriva dagli Stati Uniti Clubhouse, ennesimo social volto allo scambio e alla comunicazione di idee. Dal gusto un po’ retrò, permette di creare dibattiti con amici o sconosciuti usando solo la voce. Reportage da un mondo sempre più social.

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Clubhouse, il social sulla bocca di tutti

clubhouseÈ il social network del momento e conta già due milioni di utenti nel mondo. Si chiama Clubhouse e lo scorso mese ha raggiunto l’incredibile valutazione in borsa di 1 miliardo di dollari. Sul sito ufficiale, il social viene descritto come “un nuovo prodotto social basato sulla voce che permette alle persone, ovunque si trovino, di chiacchierare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo”. L’unico mezzo di comunicazione su Clubhouse è la propria voce. Niente più scatti e filtri come su Instagram, quindi, né video divertenti o balletti come in Tik-Tok, e nemmeno aforismi in 280 caratteri come su Twitter.

Le conversazioni si svolgono in “stanze” virtuali che possono accogliere fino a 5.000 persone alla volta. Ci sono stanze aperte, in cui si può entrare liberamente, alzare la mano ed eventualmente dare il proprio contributo e la propria opinione. C’è anche la possibilità di creare una propria stanza e decidere l’argomento della conversazione, scegliendo di lasciare l’accesso libero a tutti o di riservarlo solo ai nostri contatti.

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Come funziona Clubhouse

clubhouseTre sono i possibili ruoli da ricoprire all’interno delle stanze: il moderatore, che gestisce la stanza, invita gli utenti e indirizza la conversazione; lo speaker, un utente abilitato a dire la propria nella stanza; l’ascoltatore, ovvero il partecipante muto, che può eventualmente chiedere la parola e intervenire nella discussione. Una volta chiusa, la stanza e tutti i suoi contenuti spariscono per sempre. Non rimane traccia delle chat o degli scambi vocali avvenuti al suo interno, se non per eventuali indagini delle autorità garanti della cyber security. Sembra la descrizione di un circolo culturale 2.0, in cui il confronto e lo scambio di idee portano all’arricchimento di tutti i partecipanti, ma purtroppo non è sempre così. Non sono mancati già episodi di sessismo, razzismo, cyber bullismo e offese di ogni genere all’interno di stanze più belligeranti.

Il 31 gennaio il multimiliardario Elon Musk (fondatore di SpaceX) ha dato la sua benedizione a Clubhouse, avviando un dibattito sulle sue aziende che in brevissimo tempo ha attirato più dei 5.000 utenti tollerati per una sola stanza. Nei giorni successivi all’evento, la diffusione del social è schizzata alle stelle. Anche il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha fatto la sua comparsa (a sorpresa) su Clubhouse.

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Verso un mondo di relazioni sempre più virtuali

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Ormai è inutile negarlo. Siamo sempre più connessi, sempre più digitalizzati, sempre più virtuali. La pandemia e il lockdown hanno accresciuto esponenzialmente questo abuso del digitale di cui siamo vittime tutti.

Oltre ad allontanarci fisicamente, i social rappresentano una reale minaccia per la nostra sfera privata. C’è poi la questione della libertà di espressione. Davvero nelle piazze virtuali possiamo dire quello che vogliamo? I recenti episodi accaduti in America, con la censura di Twitter al presidente Trump, sembrano dirci il contrario.

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