La compagnia Sorrisiteatrali riporta il musical al teatro Italia di Acerra: il pubblico tributa standing ovation

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Compagnia Sorrisiteatrali riporta il Musical ad Acerra. Al teatro Italia di Acerra torna il musical e questa volta è stato il regista e autore Paolo Belardo a farlo tornare coadiuvato da una compagnia con tanti giovani artisti. La compagnia Sorrisiteatrali offre una grande performance che viene sottolineata dalla standing ovation del pubblico presente in sala. “Questa musical racconta la storia della nostra compagnia” spiega il regista Paolo Belardo.

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Compagnia Sorrisiteatrali: il regista Paolo Belardo, la vocal coach Erica Abbate e la coreografa Roberta Belardo raccontano la storia della propria compagnia ma non solo

Compagnia SorrisiteatraliCompagnia Sorrisiteatrali riporta il musical al teatro Italia di Acerra. Con lo spettacolo “Un sogno chiamato show” il regista e autore Paolo Belardo ha raccontato al pubblico presente la storia della propria compagnia. Si tratta di un viaggio autobiografico all’interno della storia della compagnia dalle sue origini fino alla speranza per un futuro roseo. La verità però è che quella della compagnia non è l’unica storia raccontata. Nello spettacolo si affrontano diversi temi importanti e contemporanei. Il rapporto con la diversità, il sostegno alle persone più insicure, l’accettazione dell’altro e il perdono. Quello che ne viene fuori a livello scenico è una sorta di spettacolo al contrario. Lo spettatore può sbirciare dietro le quinte e conoscere così gli attori, i cantanti e il corpo di ballo prima della performance. Si viene così a conoscenza della grande umanità che si cela dietro i riflettori sfavillanti del palcoscenico. Una realtà che spesso ha più ombre che luci. Ombre che vengono dissipate dallo stare insieme. Il teatro quindi viene assimilato alla casa. Lo spettacolo a mezzo di comunicazione. La compagnia alla famiglia.
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Le parole del regista Paolo Belardo: “Questo musical racconta la storia della nostra compagnia e racconta il teatro come terapia per l’anima”

Compagnia SorrisiteatraliIl regista della compagnia Sorrisiteatrali ci dice che non si tratta solo di uno spettacolo autobiografico. “Questo musical racconta la storia della compagnia. Ma è un pretesto per raccontare come il teatro possa essere una terapia per l’anima. Racconto le storie dei miei ragazzi. Dalle persone insicure che ho visto cambiare su quelle tavole a quei ragazzi e ragazze che durante le prove si sono trovate ad affrontare i drammi della vita e che hanno riversato il loro dolore in questa grande passione”. Paolo Belardo poi ringrazia sua moglie e il suo aiuto regista Roberto Russo. “Io e Roberto siamo talmente affiatati che quando è capitato di non poter assistere alle prove mi sono sentito in una botte di ferro. Vede le cose come le vedo io. Mia moglie a volte è gelosa perché passo più tempo con lui ma poi mi vede sereno ed è contenta”.

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Erica Abbate e il suo rapporto con la compagnia Sorrisiteatrali

Compagnia SorrisiteatraliErica Abbate, responsabile canti della compagnia, ha parlato di come sia cresciuta in questa compagnia e di come sia contenta di esser riuscita a raggiungere un ruolo di responsabilità così delicato nonostante i suoi 25 anni. “Studio canto da bambina. Non ho mai smesso. Continuo a cantare in tutte le occasioni. I ragazzi in compagnia sono fantastici, si sono fidati e affidati e il risultato mi rende orgogliosa. In questa compagnia, che per me in realtà è più una famiglia, è nata l’Erica attrice. Il mio desiderio è che possa continuare a crescere sempre più”

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Roberta Belardo: “Finché avrò forza continuerò a ballare. L’arte non si può limitare al palco. C’è bisogno di tramandarla anche lontano dalle tavole”

Compagnia SorrisiteatraliRoberta Belardo, coreografa della compagnia Sorrisiteatrali analizza lo spettacolo da un punto di vista differente. “E’ un punto di svolta, il nostro ultimo spettacolo sarà il primo spettacolo di un’avventura che inizierà a breve”. “Sono grata alle persone che mi hanno permesso di studiare danza. Questa cosa mi mette al riparo. A volte non si ha tempo per poter analizzare o condividere le emozioni ma quando ballo riesco a liberarmi. Ho dei progetti per questa compagnia ma per ora non posso dire molto. Qualcosa bolle in pentola. Credo che l’arte non si possa limitare allo spazio del palco. C’è bisogno di tramandarla anche lontano dalle tavole. Le persone devono capire quanto sia importante e salvifica questa disciplina”.