Covid, “Due metri di distanza non bastano”: lo studio coreano sul contagio

0
286
Draghi lockdown vaccini

Contagio Covid distanza – Una scoperta coreana cambia le carte in tavola: contro il Covid, 2 metri di distanza al chiuso non bastano. I colpevoli sono i droplet, le goccioline che rimangono sospese in aria molto più tempo del solito. Secondo gli studiosi, è necessario rivedere i parametri alla base delle misure restrittive. Dallo studio, infatti, è risultato che è possibile contagiarsi anche a 6 metri di distanza ed entro 5 minuti dall’esposizione.

Ti consigliamo come approfondimento – Draghi firma il DPCM fino al 6 aprile: chiuse scuole, ristoranti a discrezione

Contagio nei luoghi chiusi: l’importanza dei due metri di distanza

Contagio Covid distanzaContagio Covid distanza – Il Coronavirus ci ha abituato a una realtà totalmente diversa. Mascherine, isolamento, restrizioni e libertà limitata sono ormai all’ordine del giorno. Ma, più di tutto, bisogna mantenere distanziamento sociale. In un anno di pandemia, e sulla base dei dati raccolti, gli studiosi hanno sempre affermato che la distanza ottimale, adatta a evitare che i droplet sospesi in aria entrino facilmente nel corpo umano, è pari a 2 metri.

Nell’ultimo periodo, tuttavia, uno studio coreano ha rimesso totalmente in discussione questo parametro. La ricerca ha affermato, con evidenze scientifiche, che i soli 2 metri di distanza e i 15 minuti di esposizione non bastano per evitare il contagio.

Ti consigliamo come approfondimento – Covid, insegnante deceduta dopo il vaccino: indagini in corso

Contagio Covid distanza: lo studio della Corea del Sud

Contagio Covid distanzaContagio Covid distanza – A partire dal 17 giugno 2020, in Corea del Sud, è stata osservata un’epidemia di Covid associata alla trasmissione di droplet a lunga distanza. Il caso ha destato sospetti nel dottor Lee Ju-Hyung, ricercatore nel dipartimento di medicina preventiva alla Jeonbuk National University Medical School di Jeonju, in Corea. Il docente, ogni volta che si recava al ristorante, portava con sé un anemometro. Si tratta di uno strumento in grado di misurare la velocità e la direzione del flusso d’aria.

In base ai dati raccolti, insieme al suo team, è stato in grado di ricreare il clima del ristorante in laboratorio. L’indagine è stata possibile grazie alle interviste ai clienti del ristorante, alle immagini delle telecamere a circuito chiuso e ai tracciamenti delle posizioni degli smartphone.

Nel ristorante di Jeonju sono stati identificati 3 casi di positività. Grazie all’anemometro, tra l’infettore e l’infezione il flusso dell’aria era a 1,2 metri al secondo. Tra l’infettore e l’infettato, in un luogo con aria condizionata, c’erano ben 6 metri di distanza e soli 5 minuti di esposizione.

Ti consigliamo come approfondimento – Professore negazionista: “L’obbligo della mascherina è una legge fascista!” Multato

Contagio Covid distanza: i 2 metri non bastano più

Contagio Covid distanzaContagio Covid distanza – Dallo studio di Lee Ju-Hyung è emerso che la trasmissione di droplet avviene anche a distanze superiori. Inoltre, se si è esposti anche al flusso dell’aria condizionata nei luoghi chiusi, la pericolosità aumenta.

I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Korean Medical Science. Da qui, è partita la richiesta di abolire il parametro standard dei soli 2 metri di distanza nei luoghi chiusi. Gli esperti coreani hanno individuato come distanza ottimale quella pari a 6,5 metri. L’esposizione, inoltre, non deve essere più lunga di 5 minuti.

Lo studio è stato possibile grazie a un accurato sistema di tracciamento contatti. Seppur definito come un metodo eccessivo e violatore della privacy, ha permesso di conoscere meglio le dinamiche del contagio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

quindici + cinque =