Coronavirus: le città diventano bar a cielo aperto per mantenere la distanza

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Ha inizio la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Le attività aprono gradualmente e le persone tornano a popolare le città. Mascherine e guanti sono necessari durante gli spostamenti. Inoltre, vige l’obbligo della distanza di sicurezza tra le persone. Come conciliare le nuove esigenze con la necessità di tornare a vivere il quotidiano?

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Città a prova di Coronavirus

dining bondOccorre reinventarsi: per garantire spazi a prova di Coronavirus servono prassi e strategie che concilino un regolare svolgimento della quotidianità e la sicurezza collettiva. Obbligo di mascherine, guanti, sanificazione degli ambienti e distanziamento è requisito essenziale per la riapertura delle attività. Tuttavia, queste misure possono essere insostenibili per locali di piccole dimensioni o con esigui spazi esterni.

Un’idea viene da Vilnius, capitale della Lituania. Il Ministero della Salute lituano ha imposto alle attività di ristorazione una distanza di 2 metri tra i tavoli. Cosi, il sindaco Remigijus Šimašius ha concesso gratuitamente a bar e ristoranti spazi pubblici di proprietà del Comune per tutta la stagione. Ciò consente di allestire all’esterno, con l’opportuno distanziamento tra i clienti. Vilnius diventa un grande bar a cielo aperto, il più grande che si possa immaginare. L’iniziativa, che strizza l’occhio al turismo, è stata accolta con entusiasmo da commercianti e cittadini.

 

Vilnius: modello per la Fase 2?

dining bondIl Coronavirus non ha risparmiato la Lituania dove i contagi sono stati 1400 e i morti 50. Il governo ha esteso il lockdown fino all’11 maggio ma sono pronti a ripartire caffè all’aperto, musei, librerie, parrucchieri e saloni. La concessione del sindaco della capitale risponde all’esigenza di rimettere in moto l’economia del Paese, soprattutto in vista dell’estate.

Il municipio ha già messo a disposizione 18 spazi in città per sistemare tavolini e sedie dei caffè. Gli operatori sanitari impegnati nella lotta al Coronavirus sono stati omaggiati con buoni ristorante, per ringraziarli del prezioso lavoro svolto. Inoltre, per un intero mese, nell’aeroporto della città è stato allestito un cinema drive-in.

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E in Italia?

dining bondIl nostro Paese ha pagato un conto salatissimo durante l’emergenza Coronavirus, in termini di vite umane e risorse economiche. La tanto agognata Fase 2 ha scontentato molti lavoratori. Parrucchieri e barbieri alzeranno le serrande solo a partire dal 1° giugno. La ristorazione per ora riparte solo con il servizio d’asporto. Passeggiate e sport individuali all’aperto sono consentiti, con le dovute precauzioni. Le città si attrezzano per permettere a tutti di riappropriarsi delle proprie vite. Che Vilnius funga da modello cui ispirarsi quando bar e ristoranti riapriranno al pubblico anche in Italia?

Probabile: Virginia Raggi, sindaco di Roma, propone di concedere fino al 35% in più di suolo pubblico a bar, ristoranti e librerie, semplificando procedure di richiesta e rilascio dei permessi. Anche il sindaco di Palazzolo Acreide (Siracusa), Salvo Gallo, ha parlato di concessioni a ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie di spazi pubblici di proprietà del Comune, gratis e per l’intera stagione. Tra i sostenitori dell’iniziativa anche le amministrazioni di Bologna e di comuni marchigiani come Ancona e Falconara Marittima. L’idea di “apparecchiare” bar e ristoranti all’esterno per garantire il servizio e la sicurezza di clienti e lavoratori pare avere l’approvazione di molte realtà. Non mancano tuttavia polemiche sull’opportunità di queste misure. 

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