Che ne sarà del sistema moda italiano? Prospettive per il 2021

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Il Coronavirus si è abbattuto come uno tsunami su tutta l’economia mondiale, ed in Italia non ha risparmiato nessun settore. Tra quelli maggiormente colpiti c’è la moda, che rappresenta da sempre uno dei traini principali dell’economia italiana.

Nel solo 2019 la moda aveva fatto registrare un aumento della crescita media delle vendite del 4,8% nel quadriennio 2015-2019, arrivando a rappresentare l’1,2% del Pil nazionale. Il 2020 ha invece determinato una prima, ma significativa battuta d’arresto del mondo dorato della moda, dopo una crescita esponenziale che durava ormai da anni.

Come il Coronavirus ha cambiato il mondo della moda

Il lusso e la moda, colossi dell’economia mondiale, hanno dovuto inginocchiarsi anche loro dinanzi all’impatto devastante del Covid-19. A pagarne un prezzo altissimo non sono stati solo i piccoli negozi, ma anche i brand internazionali che hanno dovuto adottare piani di ridimensionamento per arginare le perdite dinanzi alla crisi galoppante.

La prima ondata della pandemia ha colto tutti i brand di sorpresa, che non hanno saputo adottare le giuste contromisure. Aziende e società di moda si sono però premunite adeguatamente per affrontare la seconda e la terza ondata.

Addio alle passerelle ed agli eventi fashion dal vivo, spazio invece a sfilate sul web e manifestazioni in streaming, soluzioni necessarie per non tener ferma la macchina della moda e continuare a vendere tramite i canali online. É stato così possibile quanto meno contenere le perdite, in attesa di tempi migliori.

La situazione rimane comunque abbastanza cupa, infatti in termini di fatturato il Coronavirus ha determinato una perdita tra il 35 ed il 40% per il settore moda. Tale situazione naturalmente ha avuto un impatto anche per quanto riguarda la disoccupazione, salita nel settore moda fino al 38% e che potrebbe ulteriormente aumentare se non si trova una soluzione in tempi brevi.

La crisi dal punto di vista dei negozi

Anche i negozi di moda sono stati travolti dallo tsunami-Coronavirus. Le aperture a singhiozzo, a causa dei continui lockdown, hanno determinato perdite significative. Soprattutto a dicembre 2020, periodo particolarmente felice per i commercianti poiché in concomitanza col Natale, c’è stato un crollo delle vendite. L’allentamento delle misure restrittive durante l’estate ha attutito, molto parzialmente, la perdita di fatturato.

Bisogna inoltre considerare il crollo del turismo e di tutto il suo indotto. Città come Firenze, Roma, Venezia e Milano, i cui centri storici pullulavano di turisti, sono rimaste tristemente vuote. I negozi si sono quindi ritrovati con affitti molto alti in zone turistiche, senza avere la possibilità di vendere ed incassare.

Abbiamo quindi assistito ad un poderoso aumento della digitalizzazione dei servizi. I negozi già in possesso di un sito e-commerce lo hanno implementato maggiormente, mentre quelli che ne erano sprovvisti si sono adoperati per crearne uno. L’online è risultato l’unico mezzo per stare a galla in questa crisi. Oltre allo sviluppo dei siti web, c’è stato un potenzialmente dei canali social e degli strumenti digitali online.

Il digital marketing è diventato il fulcro di molte politiche aziendali, provando a mantenere un dialogo aperto con i consumatori tramite i canali online. Si sono così diffusi app e tool che, sfruttando l’intelligenza artificiale, permettono agli utenti di provare virtualmente i vestiti. Si è intensificato anche il rapporto tra negozi ed influencer per provare ad allargare il proprio parco clienti e fornire soluzioni alternative per uno shopping personalizzato per non fermare del tutto le vendite.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Il futuro ci riserva ancora molte incognite, tuttavia è possibile volgere lo sguardo verso i prossimi mesi con un pizzico di ottimismo. Innanzitutto è stato trovato il vaccino, anche se purtroppo la distribuzione, almeno in Italia, continua ad essere troppo lenta.

Secondariamente è importante sottolineare che la Cina sembra avere sotto controllo il virus. Questa è sicuramente una buona notizia, considerando che la Cina è uno dei principali mercati per il “made in Italy”.

Il potenziamento dei servizi digitali può infine essere una soluzione sulla quale fare leva, in attesa di tempi migliori. Tenendo in considerazione tutti questi aspetti, secondo gli esperti dobbiamo comunque aspettare il 2023 per ritornare ad un livello pre-crisi.

Nel frattempo non bisogna starsene con le mani in mano, ma implementare la digitalizzazione della propria azienda o negozio scegliendo partner solidi ed affidabili. Un ottimo aiuto può darlo il software gestionale di Magicstore.cloud, specializzato per il fashion retail e totalmente integrato con marketplace ed e-commerce. In questo modo risulta più facile vendere e pubblicizzare i propri prodotti online e tenere sotto controllo vendite e gestione dei magazzini per ottimizzare il profitto, ridurre i costi e abbattere la concorrenza.

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