Fiamme e rivolte in Corsica, pronti all’indipendenza: Macron d’accordo, bufera all’Eliseo

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Scontri in Corsica tra manifestanti e poliziotti. Fonte Pascal Pochard-Casabianca

Si riapre la questione indipendentista in Corsica, Macron pronto a discutere di autonomia. In queste settimane, dure rappresaglie e violente manifestazioni hanno invaso le strade delle città corse. La miccia è esplosa in seguito al tentato omicidio di Yvan Colonna, celebre indipendentista. Uno scandalo che colpisce la Francia in piena campagna presidenziale e che porta Macron al centro di un uragano. 

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Insorge la Corsica dopo il tentato omicidio di Yvan Colonna

Corsica MacronDa due settimane, in Corsica, si è risvegliato prepotente il fervore degli indipendentisti. Giovani arrabbiati e stanchi hanno disseminato le fiamme nelle principali città corse. Nel penitenziario di massima sicurezza di Arles, in Provenza, nel sud della Francia, è trattenuto il simbolo del movimento indipendentista corso, Yvan Colonna. In carcere per aver ordito l’omicidio del prefetto Claude Erignac, con colpi d’arma da fuoco alle spalle. Qui Colonna, il 2 marzo, è stato aggredito da un altro detenuto, Frank Elong Abé, condannato a 9 anni per associazione criminale terroristica di stampo jihadista. Per otto minuti, sotto gli occhi delle guardie, Colonna è stato strangolato finendo in coma e ricoverato all’ospedale di Marsiglia.

Da qui la rabbia degli indipendentisti corsi, che hanno imputato l’Eliseo come unico colpevole di questo avvenimento. Colonna è reputato un Détenu particulièrement signalé, detenuto sotto stretta sorveglianza. Per i separatisti è uno scandalo di Stato. La centrale di Arles ha un’organizzazione molto serrata e stupisce che nessuna guardia si sia accorta di quanto accadeva. L’incongruente ricostruzione ha destato il sospetto della popolazione che ha risposto con una rivolta in diversi punti dell’isola. Prima Calvi, dove in centinaia hanno lanciato molotov contro la prefettura. Poi Ajaccio, un gruppo di manifestanti si è riversato verso il Palazzo di Giustizia, generando un incendio nel complesso. Infine Bastia, dove il 13 marzo la rivolta ha subito preso i connotati di guerriglia urbana. Un bilancio di 67 feriti, di cui 44 agenti.

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Nazionalismo e Corsica, una storia lunga oltre 300 anni

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Bandiere corse in onore di Yvan Colonna
Fonte Getty Images

Ovunque sono comparse le bandiere corse, in supporto a Yvan Colonna. Striscioni ove si leggono le scritte “Statu francese assassinu” “Ghjustizia è verità”. Un sentimento di nazionalismo intenso che ha radici molto lontane, quando la Corsica era ancora sotto il dominio genovese. L’apice dei moti corsi si ritrova negli anni ’90 del secolo passato, con l’assassinio di Claude Érignac e di altre 22 persone e con le rivolte del Fronte di Liberazione Nazionale Corso. Moti violenti, quelli di oggi come quelli di allora, che vogliono giustificare la volontà di autonomia dell’isola. Fino al 2014, nessun fuoco è stato alimentato. In queste settimane, invece, c’è una nuova generazione che lotta e glorifica gli assassini di Érignac.

I giovani isolani vivono una storia di disperazione e di miseria. 25000 disoccupati, 1 corso su 4 è sotto la soglia di povertà. Pochi servizi sociali, poche opportunità, mentre resta sveglio un clima di repressione. Quelli di oggi sono militanti diversi, conoscono la guerriglia, le rivolte e hanno accesso ai social. Le richieste dei manifestanti sono state espresse su Twitter dal collettivo separatista Ghjuventù Libera. Tre i punti: la verità sul caso Colonna, il rilascio immediato dei prigionieri politici e trattare il riconoscimento di indipendenza corsa dalla Francia.

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Corsica: Macron favorevole all’indipendenza, la mediazione con Gérald Darmanin

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Il presidente francese Emmanuel Macron

Dall’Eliseo non è tardata la risposta. Il presidente Macron e il primo ministro Jean Castex aprono un fronte di dialogo. Il ministro degli interni, Gérald Darmanin, si è recato in Corsica per un intervento di mediazione con il governatore Gilles Simeoni. “Siamo pronti a spingerci fin lì, ma poi dobbiamo discuterne e capire cosa significa. Prima di ogni possibile dialogo, va detto che un ritorno alla calma è conditio sine qua non. Il presidente Macron è pronto ad aprire un fronte di dialogo che si protenderà ovviamente in caso di vittoria alle elezioni, nei prossimi cinque anni” dichiara Darmanin. La volontà dei corsi è di avere un’autonomia legislativa e il riconoscimento della lingua. Nel 2018, era stata avviata la proposta di una revisione costituzionale per differenziare il diritto corso, arenandosi, però, in Senato.

Darmanin parla di uno statuto alla polinesiana. Polinesia francese e Nuova Caledonia hanno autonomia in materia di giurisdizione economica, sociale, sanitaria e ambientale. Alla Francia resta, invece, il potere regale. Sicurezza, ordine pubblico, difesa, soccorsi, politica estera e giustizia. La questione, tuttavia, arriva in un momento particolare per Macron, a tre settimane dal primo turno di presidenziali. Sia i partiti di destra sia quelli di sinistra accusano il presidente di agire per cinismo elettorale. Un presidente disperato, che cede alla violenza dei corsi. Una vera tempesta si è abbattuta sull’Eliseo, già impegnato nelle questioni della crisi ucraina. Per la rivale storica Marine Le Penla Corsica deve rimanere francese“.

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