Covid-19: Italia pronta alla seconda ondata con 11.000 posti in terapia intensiva

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C’è chi già parla di seconda ondata da Covid-19. C’è chi ritiene che, in fondo, la prima non sia mai finita. Al di là delle definizioni, sappiamo bene che il virus non è stato debellato e che continua a serpeggiare tra noi. I contagi sono in lenta ma graduale risalita.
I dati preoccupanti degli ultimi giorni sono un campanello d’allarme per tutto il Paese. E hanno spinto le varie regioni a correre ai ripari, riaprendo reparti e Covid hospital, chiusi durante il periodo estivo o destinati momentaneamente ad altre tipologie di pazienti. Si prevede inoltre un potenziamento che porterà progressivamente al raggiungimento di 11.000 posti letto nelle terapie intensive, il 115% in più rispetto a prima dell’emergenza.

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Covid-19: il maxipiano e l’inizio dei lavori

Covid-19Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha dichiarato a “Il Sole 24 ore” che entro la fine di ottobre partiranno i lavori per difendere l’Italia dalla seconda ondata da Coronavirus. Sono pronti a partire 1.044 cantieri in 457 ospedali e 176 aziende sanitarie. L’obiettivo è aggiungere 3.443 posti letto in terapia intensiva e 4.123 in sub-intensiva, con la metà di questi trasformabili (se necessario) in terapia intensiva.

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Un piano da oltre un miliardo di euro

Covid-19Nel periodo più acuto dell’emergenza, i posti letto erano saliti nel giro di poco tempo da 5.000 a oltre 7.000. Con il potenziamento suddetto, si raggiungeranno 11.000 letti in terapia intensiva. E questi all’occorrenza potrebbero diventare anche 13.000, grazie ai 2.000 in sub-intensiva trasformabili.

Si tratta di un piano da 1,1 miliardi, stanziati dal decreto Rilancio dello scorso maggio. A questi sono stati aggiunti 250 milioni di euro per dotare le unità di pronto soccorso di nuove attrezzature, percorsi separati e aree di diagnosi dedicate.

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I provvedimenti nelle varie regioni

Covid-19Secondo quanto dichiarato dal commissario Arcuri, Basilicata, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Sardegna e Toscana sono le regioni che sfrutteranno le procedure veloci previste dalla struttura commissariale che guiderà l’operazione. Le restanti regioni hanno richiesto, invece, la delega per l’attuazione dei vari piani regionali. I relativi Presidenti saranno, quindi, nominati commissari delegati.

Ma con delle differenze. Abruzzo, Campania, Friuli, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta usufruiranno di una delega piena. Ciò vuol dire che procedure e cantieri saranno una loro responsabilità. Mentre Emilia Romagna, Liguria, Trentino-Alto Adige e Veneto saranno affiancate dalla struttura commissariale.

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