Il Covid è entrato nella mia vita: non sono stata mai così felice di essere “negativa”

0
329

La parola più cercata su Google nel 2020 è stata Covid-19. Ebbene non tutti, fortunatamente, lo conoscono. Io, invece, ho conosciuto SARS-CoV-2 insieme ad ansia, panico e insopprimibile desiderio di libertà: 25 giorni passati tra letto, divano, Netflix e qualche libro sui viaggi che invogliava alla fuga. “Dopo tutto questo inizierò a viaggiare” era il mio pensiero fisso. Questa è la mia storia, la storia di una ragazza positiva nella vita ma anche al Covid.

Ti consigliamo come approfondimento – Covid, ecco la terza ondata: cosa ci aspetta davvero? Parola agli esperti

L’inizio della positività: il mio incontro con Covid-19

Covid-19
L’ultima corsa prima della positività, Ph Rachele Madonna

Ho conosciuto SARS-CoV-2 all’improvviso. Dal niente ho iniziato a sentirmi stanca, estremamente stanca. Era come se mi fossi allenata tutta la giornata eppure da due giorni non andavo in palestra. Poi un’emicrania che non passava mai, pensai che fosse lo stare perennemente davanti a uno scherno. Misurai la febbre, 38 e mezzo. Ho sempre indossato la mascherina, sempre disinfettato tutto e tenuto le distanze. “Vado a fare il test: Vabbè, ma è per scrupolo“.

Iniziai a conoscere la paura e l’ansia che accompagnano la pandemia nel giardinetto davanti alla porta del laboratorio d’analisi. Tante persone lì in attesa, come sarebbe stato il tampone? Nei giorni mi informai, sembrava doloroso. Iniziai ad avere ogni sintomo. Mal di gola, l’odore dell’erba improvvisamente scomparso. Ripensai che qualche sera prima papà si lamentava per l’eccessiva piccantezza di un piatto, eppure io non la sentivo.

Covid-19: l’ansia del tampone

Covid-19Chiamarono il mio numero, ero pronta per tamponarmi. “Non ho niente, sono stata attenta” mi ripetevo in quegli interminabili minuti, come un mantra. Ero davanti a una persona, intravedevo solo gli occhi scuri dalla visiera, mi inseriva un cotton fioc che no, così grande non l’avevo ancora visto. Prima nel naso e poi in gola; “Signorina, entro le 48 ore dovrebbe sapere i risultati. Buona giornata”. Ritornai nella mia stanza poco dopo, non vedevo i miei genitori da due giorni, dalla prenotazione del tampone. Isolamento nella mia camera, solitudine e per finire 80 euro: purtroppo bisognava farlo.

Ho conosciuto il Covid-19 il 22 ottobre 2020, il signore con la tuta bianca era stato di parola. L’e-mail parlava chiaro. Esame: ricerca Coronavirus Sars-Cov-2-Antige. Risultato: Positivo. Rilessi il mio nome più volte di quanto avessi mai fatto in tutta la mia vita. Il risultato era quello, non potevo cambiarlo. Sprofondai in una crisi di pianto mentre avvisavo con un messaggio tutti quelli con cui ero stata in contatto. Nei giorni successivi sarebbe partito il giro di tamponi.

Ti consigliamo questo approfondimento – Coronavirus: ecco alcune regole per utilizzare al meglio la mascherina

Covid-19: la mia esperienza tra pensieri e speranze

Covid-19
La parete bianca, PH Rachele Madonna

Con chi ho parlato? Chi ho incontrato? Quella volta non avrei dovevo grattarmi gli occhi”. I pensieri vanno oltre, oltre quelle mura, oltre quel “positivo”, oltre quel balcone che ormai è la mia ora d’aria. Passano così i miei giorni di quarantena da ragazza positiva, non solo nella vita. Tra una pagina di un libro motivazionale, una lezione in didattica a distanza, un articolo e il pensiero che dopo tutto questo avrei tinteggiato la camera. “Magari su una parete potrei disegnare Simba oppure un tampone negativo, sarebbe più utile“.

Ho conosciuto il Covid, un mostro che non ti lascia in pace nemmeno dopo quel “negativo”. Dopo 21 giorni dal risultato, dopo 21 giorni di isteria, video chiamate con le amiche, notizie di altri positivi e sensi di colpa, arriva una chiamata. “Tra poco verrà un nostro collaboratore per farle il tampone di controllo”. Un uomo con la tuta, con occhi azzurri come il mare, come mi mancava il mare. Stessa procedura, prima naso e poi gola, questa volta ho sentito dolore. 24h di attesa prima di vedere il risultato: “negativo”.

Ti consigliamo come approfondimento – Mascherine, alcune contengono biossido di titanio: tutti i dettagli del caso

La felicità della negatività

Lungomare Granatello Ph Rachele Madonna

Ho conosciuto la felicità del momento, fatta di piccoli attimi di vita. Ho provato quella gioia piena, immensa, nel momento in cui ho aperto la porta senza disinfettarmi tutta. Ho aperto quella porta con enfasi, lo ammetto. Ho tirato un lungo respiro, ho atteso mia madre e l’ho abbracciata, non lo facevo da troppo tempo. Sono corsa giù, ho preso la macchina e sono andata al mare con un’amica, il tramonto più bello della mia vita.

Ho conosciuto il Covid, che c’è anche dopo il “negativo”. Il Covid che mi fa sentire stanca anche adesso a distanza di settimane. Il Covid che lascia ferite profonde nell’inconscio. Che forse anche dopo la pandemia mi fa stare in allerta. Ha cambiato non solo la mia vita ma quella di tutte le persone. Ha cambiato il concetto di normalità e ci fa sussultare se in una scena di un film c’è “assembramento”. Ha cambiato il concetto di vita, in un modo che forse non dimenticheremo più.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

venti + sei =