Dantedì: il giorno del Sommo Poeta per celebrare una poesia immortale

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Dantesi anniversario dante
Dante all'ingresso della selva oscura, Canto I, Inferno, raffigurato da Gustave Doré e dipinto da Demis Savini

Dantedì anniversario Dante: un giorno per celebrare la memoria del Sommo poeta; un giorno per onorare l’eredità di una poesia immortale. 25 marzo 2021, 700 anni dopo l’inizio del viaggio più iconico della letteratura mondiale. Un intero anno è dedicato al Ghibellin fuggiasco, il poeta che ha donato all’Italia una lingua. L’uomo esiliato che, nel rifugio delle terzine, riunisce l’intero Paese nell’orgoglio di onorare l’artista più grande della storia.

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Dantedì anniversario Dante: l’eredità della poesia

Dantedì anniversario Dante
Dante e Beatrice, Canto XI, Paradiso, illustrati da Gustave Doré

Era la notte tra il 24 e il 25 marzo del 1300, in una Firenze in faida tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri. Dante Alighieri, il poeta fiorentino che aspirava all’alloro di Apollo, si perdeva in una selva oscura e da lì, la diritta via era smarrita. Ha inizio un viaggio nell’Aldilà che prende il nome di Divina Commedia. Da quella notte sono passati 700 anni e nel 2020 la Repubblica Italiana ha deciso di onorare la memoria del Sommo Poeta dedicando, annualmente, una giornata di celebrazioni.

Il Dantedì ricadrà il 25 marzo, data che, secondo il parere di gran parte dei filologi, sancisce l’inizio del viaggio divino. Una tradizione inaugurata nel settecentenario dalla dipartita del poeta che morì esule a Ravenna, il 14 settembre 1321Il Ministero dell’Istruzione e quello della Cultura hanno, così, indetto diverse iniziative lungo l’arco di questo anno dantesco per promuovere l’arte prolifera di un poeta che, ancora oggi, è in grado di scuotere le masse. Dante Alighieri ha lasciato, dietro di sé, una scia di versi, terzine, allegorie, cantiche e storie tanto vivide da essere odierne e attuali. In questa eredità vive non solo l’autore, ma un’intera nazione che con la poesia riesce ancora a essere immortale.

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Dantedì anniversario Dante: poeta, politico, artista, uomo

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Dante, Sordello e Virgilio, Canto VI, Purgatorio, ritratti da Gustave Doré

Durante Alighieri ha vissuto mille vite e in una sola ha incarnato diversi ruoli e figure. Prima del poeta eterno, Dante fu uomo. Un essere umano che ha lottato per le proprie ragioni e ideali. Uno studioso capace di dominare i propri avversari, anche chi attentava alla sua vita. Fu un politico, nato nella scia delle lotte civili nella Firenze di Guelfi e Ghibellini. Crebbe lottando sul campo e con la penna, con l’oratoria appresa dagli antichi. Fu un patriota amante della propria terra. Impiegò ogni risorsa per abbattere l’ipocrisia e la falsità e per questo fu punito. Divenne esule, un viandante in cerca di ospitalità, ripagando gli ospiti con la moneta più preziosa: la poesia. 

Dantedì anniversario Dante: le opere più importanti del Sommo Poeta

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Dante e Virgilio incontrano le Erinni, Canto IX, Inferno, raffigurati da Gustave Doré

Prima ancora, Dante fu un uomo innamorato di Beatrice. Timido e imbarazzato davanti alla donna che tramuterà in angelo nella poesia. Fu marito di Gemma Donati, un matrimonio alquanto silente, lei che mai fece comparsa tra i suoi versi. Fu padre di Jacopo, Pietro, Antonia e Giovanni. Fu amante della Filosofia, studioso assiduo di Aristotele e Agostino. Abile nel latino, pessimo nel greco. Diede prova dell’immensa cultura destreggiandosi in ogni composizione letteraria. Indagò i meandri della lingua, scovando le basi dell’italiano moderno, nel De Vulgari Eloquentia; dibatté le ipocrisie del potere papale e imperiale, nel De Monarchia; raccolse il sapere, nella tavola del Convivio; insegnò l’amore nel racconto della Vita Nova.

Tuttavia, non fu riconosciuto dal suo tempo e Pietro Bembo, nel Cinquecento, lo condannò a un oblio, preferendo Petrarca. Fu col Risorgimento e il Romanticismo, con Croce, Carducci, poi Pascoli che Dante ritorna a manifestare la propria potenza. Pasolini, Montale, Ungaretti, il Novecento intero ha osannato il padre poeta. Il Sommo che tiene la filologia in tensione, con i dubbi di attribuzione e i manoscritti che celano segreti irrisolti. L’artista che non esaurisce il proprio destino.

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Dantedì anniversario Dante: Comedìa, il poema delle umane sorti

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Francesca e Paolo, Canto V, Inferno, ritratti da Gustave Doré

La Divina Commedia durante l’esilio di Dante. Un lungo pellegrinaggio di un uomo che sulle proprie spalle porta la pena del peccato da espiare. Un peccato prima personale e poi umano, dell’umanità tutta. La Comedìa, questo il titolo originario, nel suo significato etimologico prevede un lieto fine, nell’incontro con Dio. Eppure l’opera è intrisa, di tragedia. La tragedia delle sorti umane che nel peccato, nell’abbandono della ragione, nella disumanizzazione perpetua la propria esistenza. Le terzine dantesche riecheggiano nei secoli.

La politica dibattuta in ogni canto VI delle tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, designa un’Italia che ancora oggi soffre delle stesse pene. Si crede che le tre Cantiche restino immortali poiché insieme incarnano la grande allegoria del uomo che riesce a imparare dai propri errori. Altri credono che sia l’opera scritta per ritrovare Beatrice, l’eterna amata.

La Comedìa è il poema dell’umanità. La prova si ritrova in personaggi iconici che dopo 700 anni parlano ancora. Di Francesca da Rimini, la donna tramutata in poetessa, la donna che commuove il poeta per il proprio amore dilaniato. Ulisse, la sua arguzia punita, la potenza dell’ingegno e della poesia. Di Farinata, Brunetto Latini, Cavalcanti e Sordello. Di Medusa, di Cristo, le tre fiere. Di Catone, di chi per la propria patria si tolse la vita. Di Pia de’ Tolomei, Matelda, Santa Lucia e la Madonna. Dante resta immortale perché ha intrappolato la vita con le sue incertezze nei versi e ci ha insegnato che ognuno può cambiare il proprio destino. Finché la vita continuerà a esistere anche la sua poesia perpetuerà la propria eternità.

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