Desi 2018: Italia promossa sugli Open Data della pubblica amministrazione

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Digital transformation

Il DESI è l’indicatore della Commissione Europea che misura il livello di attuazione dell’Agenda Digitale di tutti gli Stati membri. In parole povere, l’Europa stila periodicamente una serie di passi da seguire e di obiettivi da raggiungere per gli Stati membri, riguardo la diffusione del digitale. Questo per far sì che l’innovazione tecnologica di strutture e servizi segua un percorso quanto più possibile uniforme. Ogni anno, quindi, il DESI stila la classifica delle nazioni più “tecnologiche”. Come sarà andata l’Italia in questo DESI 2018?

Desi 2018: un’Italia a due facce

Premessa: il 2018 è stato un anno difficile per lo stesso DESI. Generalmente la classifica arriva a febbraio; quest’anno invece è slittata a marzo per dei ritardi dovuti anche al cambio della commissione dedicata.

DESI 2018Lo stesso quadro europeo mostrato dal DESI 2018 non è confortante. Parafrasando le parole di Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato Unico Digitale, la crescita complessiva c’è, ma è lenta, disomogenea e ancora insufficiente per allinearsi ai risultati di altre parti del mondo.

Nello specifico, dalla classifica esce un’Italia a due facce: da una parte continuiamo a restare tra gli ultimi posti in classifica (25° su 28 paesi); dall’altra, però, registriamo un balzo davvero importante sugli Open Data. Nel parametro, l’Italia sale addirittura all’ottavo posto in classifica.

Ma cosa sono gli Open Data e perchè è così importante averci a che fare? In parole povere, è il trattamento dei nostri dati da parte della Pubblica Amministrazione (PA). La PA è tra i più grandi gestori di dati di interesse per la società. Per questo motivo da tempo si sta sviluppando in tutto il mondo la filosofia degli Open Data. In pratica si invitano tutte le Pubbliche Amministrazioni a rilasciare i dati affinché possano essere liberamente usati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque ne abbia interesse o bisogno.

Nell’ultimo anno, in Italia, gli impatti economici dovuti al forte investimento delle amministrazioni regionali e locali sugli Open Data sono più che raddoppiati. Questo ha permesso il grande balzo italiano in classifica.

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