I tanti (e scontati) motivi per cui servono diritti e tutele per la comunità LGBTQIA+

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Diritti LGBTQIA+

Abbiamo già superato la metà del primo anno del nuovo Governo, ma l’aria che si respira non auspica a buone speranze. Almeno non per una parte degli italiani. Una parte che resta sempre più in basso, sempre più ingannata, raggirata. Una parte che, a dirlo con parole giuste, viene sempre più discriminata, umiliata e offesa. Una parte di italiani i cui diritti sembrano non esistere e quei pochi che vengono loro riconosciuti sembrano essere minacciati ogni giorno. Minacciati di sparire, di essere limitati – oltre i limiti già imposti -, di essere annullati. La comunità LGBTQIA+, nel nostro Paese, non vive, di certo, le mostruosità dell’Uganda, dell’Ungheria, della Russia e dell’Egitto, dei paesi arabi e via dicendo. Il nostro Pese, però, ha una storia differente, ha compiuto battaglie ed evoluzioni che gli hanno consentito di essere dalla parte di quelle nazioni che amano definirsi evolute. Un Paese, però, può dirsi evoluto se una parte della sua popolazione è discriminata, limitata, umiliata e offesa?

Soltanto nell’ultimo mese, anzi, nell’ultima settimana abbiamo assistito a episodi davvero raccapriccianti, se non assurdi. Il ritiro del patrocinio al Gay Pride di Roma da parte della Regione Lazio. Un’aggressione verbale e omofoba a Pavia ai danni di due ragazzi gay. L’attacco di un consigliere comunale alla trascrizione degli atti di nascita di due bambini, di genitori omosessuali. Andiamo con ordine, perché in questi tre episodi è possibile racchiudere quanto accade, in Italia, ogni giorno e che ben sintetizza quanto questo Paese, o almeno i suoi politici e governatori, non tolleri la comunità LGBTQIA+ e usi ogni manipolazione di retorica per ostacolare la giusta elargizione di diritti.

Diritti LGBTQIA+: perché parliamo ancora di GPA, utero in affitto e reati universali?

A Roma, a Foggia, in Liguria, Lecco e Cuneo, a Messina, Pordenone, Foggia e Dolo, le strade, oggi 10 giugno 2023, irradiano arcobaleni. Dal primo giugno, fino all’ultimo giorno dello stesso mese, si celebra il Pride Month. Il mese dell’orgoglio. Un orgoglio che va oltre la musica pop e dance. Oltre le icone della moda, dell’arte, della musica e del cinema. Che va oltre le paillettes, il rosa, i trucchi, il vouging, le ballroom. Un orgoglio che va oltre l’essere gay, lesbica, bisex, trans, queer, intersex, asex, pansex, kink. L’orgoglio dell’intera comunità è orgoglio nell’insieme, quando ogni singola lettera forma l’acronimo LGBTQIA+. Dove insieme si rappresentano tutte quelle persone, ogni singola persona non eterosessuale. Non binaria. Non normata. Tutte quelle persone chiamate, nei secoli – e ancora oggi-, deviate, sbagliate, invertite. Un orgoglio di appartenenza che prima, però, è fratellanza, intesa, unione in una battaglia unica: i diritti. Ogni anno, durante i Gay Pride, durante quelle parate – definite dai più volgari, sfarzose e, talvolta, inutili – ci sono le grida di chi chiede diritti. Di chi ogni giorno paga le tasse, di chi versa i contributi, di chi paga le pensioni. Di chi paga gli affitti e gli aiuti per le famiglie “tradizionali”. Di chi paga gli asili di quelle famiglie. Di chi guarda le altre coppie, quelle eterosessuali, e non può avere gli stessi diritti.

I diritti della comunità LGBTQIA+ sono gli ultimi in lista. Come cittadini di serie z. Con l’arrivo della destra al governo, le posizioni parlamentari non sono mai state così chiuse. Un chiaro segnale è arrivato durante la settimana. Oggi, 10 giugno si tiene a Roma la ventinovesima edizione del Gay Pride. Eppure, il patrocinato della Regione Lazio è stato ritirato dal suo Governatore, Francesco Rocca. Le motivazioni addotte riguardano il sostegno della comunità alle pratiche della GPA, gestazione per altri. “Hanno voluto strumentalizzare la nostra adesione facendola passare per un sostegno alla pratica dell’utero in affitto, che oltre ad essere illegale è basata sullo sfruttamento delle donne povere”. Ha dichiarato Rocca.

La questione della GPA ha caratterizzato questi primi mesi del Governo Meloni e del lavoro – oltre che delle notti insonni – della ministra Eugenia Roccella. La pratica della Gestazione per altri ha infiammato i desideri della destra di punizione e limitazione. Fino a proclamare una guerra aperta a una pratica a cui ricorrono alcune delle famiglie che non riescono ad avere un figlio, a non creare quella famiglia “tradizionale”. La revoca del governatore e della Regione Lazio, però ha in sé qualcosa di orrido e di ribadito. Davanti alle rivendicazioni dei diritti e della tutela LGBTQIA+ c’è sempre un muro di omertà, di manipolazione retorica, di mendacità da parte delle autorità governative. All’accusa di fascismo e omobitransfobia, la risposta è un’accusa, alla comunità e sostenitori, di propaganda gender, di distruggere i fondamenti della famiglia tradizionale, della morale di una parte dei cittadini. Perché, dunque, Rocca di preoccupa della morale di una parte dei cittadini, che potrebbero sentirsi offesi, e non si preoccupa, invece, della tutela di quella parte di cittadini che quotidianamente vengono offesi? Come Rocca, anche l’intero Paese parlamentare.

Tutela e diritti LGBTQIA+: dal ddl Zan a oggi nulla è cambiato, perché è così urgente una legge ad hoc?

Ritorniamo alla GPA, alle famiglie arcobaleno, ai bambini che tanto stanno a cuore a Roccella, Rocca e Meloni. Come dicevamo poc’anzi, la questione GPA, e insieme le famiglie arcobaleno, l’aborto e i diritti delle donne, hanno caratterizzato l’inizio del Governo Meloni. Ancor prima di leggere il nome di Giorgia Meloni come Presidente del Consiglio. Prima ancora di litigare perché scrivessimo la presidente o il presidente. C’era già chi depositava proposte di legge anti aborto, contro la GPA, contro ogni piccolo respiro Rainbow. Nella giornata di ieri, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha tentato di riavvicinare la città alla comunità LGBTQIA+. Come? Registrando gli atti di nascita di due bambini nati da due mamme. Un atto voluto dal primo cittadino per sostenere l’uguaglianza, l’inclusione e la parità di diritti. Un gesto di benevolenza verso una comunità sotto attacco. Un’azione che ha subito irritato gli intestini di Federico Rocca, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia.

Una minaccia è stata presto elargita, la decisione del sindaco verrà riportata al prefetto: “Ci rivogeremo a Giannini perché il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, è il primo che deve attenersi al rispetto delle leggi e non può stravolgerle per i propri convincimenti politici”. Tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, sono presto giunti i commenti di illegalità di questi atti di nascita. “Nessuna trascrizione cambierà mai la realtà delle cose: nessuno ha due madri o due padri, tutti nasciamo da un uomo e una donna. I diritti di quei bambini sono stati violati da chi ha deciso che non avrebbero dovuto conoscere il loro papà” ha dichiarato – con eleganza – Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia. L’intenzione della destra è quella di rendere la GPA un reato universale. Sappiamo cos’è un reato universale? Perché una pratica che può donare una famiglia, dovrebbe essere paragonata al genocidio, ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità, al reato di tortura? Questi sono reati universali. Perché questa destra vorrebbe paragonare la preparazione a tali atti aberranti. Ribadiamo: la GPA va regolamentata, non resa reato universale.

Non è l’unica cosa che va normata. Dopo il ddl Zan nulla si è mosso a favore della tutela delle persone della comunità LGBTQIA+. Nulla è stato fatto per combattere l’omobitransfobia, la misoginia, il maschilismo, il sessismo, le violenze di genere. A Pavia, dove il 3 giugno c’è stato il Gay Pride, l’8 giugno, due ragazzi, Luca e Nicolas, sono stati aggrediti nella stazione ferroviaria. La coppia camminava mano nella mano e un uomo ha subito tuonato: “Gay! Femmina, femminuccia, vatti a mettere la minigonna e vai a casa, finocchio di m*rda” e ancora “gay di m*rda vuoi vedere come ti ammazzo?”. I due ragazzi sono stati pedinati e rincorsi, l’uomo continuava. Una coppia di ragazzi viene minacciata di morte. Una coppia che manifesta il loro amore, la loro normalità. Una coppia che ha subito un’aggressione, una molteplici registrate questo anno in tutta Italia.

Se il Gay Pride, se il Pride Month è così imperante è perché è imperativo comprendere che dietro ognuno di questi tre episodi, in realtà, c’è molto altro. C’è la mancanza di tutela delle persone a sentirsi al sicuro. Di sentirsi libere di camminare per mano. Di avere il diritto di avere una famiglia, di avere una casa. Di poter manifestare, di poter lottare per i propri diritti. Di essere riconosciuti come uguali, non come diversi, non certo come deviati. Nel nostro orgoglio c’è un urlo di resistenza, perché questo rimbombi ovunque, perché questo fracassi i muri dell’ignoranza e della paura e costruisca qualcosa, che abbia l’ardore di risvegliare almeno qualche coscienza dal torpore di una cecità anacronistica.

Diritti LGBTQIA+: tutte le date dei Gay Pride, oltre il Pride Month

Appuntamenti di giugno:

  • PRIOT Pride: 1 giugno 2023 – Roma
  • Dolomiti Pride: 3 giugno 2023 – Trento
  • Padova Pride: 3 giugno 2023;
  • Pavia Pride: 3 giugno 2023;
  • Roma Pride: 10 giugno 2023;
  • Lecco Pride: 10 giugno 20233;
  • Cuneo Pride: 10 giugno 2023;
  • Dolo Pride: 10 giugno 2023
  • Liguria Pride: 10 giugno 2023, si terrà a Genova;
  • Foggia Pride: 10 giugno 2023;
  • Messina (Stretto Pride): 10 giugno;
  • Pordenone Pride: 10 giugno 2023;
  • Irpinia Pride: 10 giugno 2023, si terrà ad Avellino
  • Disability Pride: 10-11 giugno 2023 – Milano;
  • Bergamo Pride: 17 Giugno 2023;
  • Catania Pride: 17 giugno 2023;
  • Varese Pride: 17 giugno 2023;
  • Torino Pride: 17 giugno 2023;
  • Bari Pride: 17 giugno 2023;
  • Marche Pride: 17 giugno 2023, si terrà a Civitanova Marche;
  • La Spezia Pride: 17 giugno 2023;
  • Varese Pride: 17 giugno 2023;
  • Mantova Pride: 17 giugno 2023;
  • Parma Pride: 17 giugno 2023;
  • Milano Pride 24 Giugno 2023;
  • Palermo Pride: 24 giugno 2023;
  • Abruzzo Pride 24 Giugno 2023, si terrà a Chieti;
  • Umbria Pride: 24 giugno 2023, si terrà a Perugia;
  • Sardegna Pride: 24 giugno 2023, si terrà a Cagliari;
  • Venezia Laguna Pride: 24 giugno 2023;
  • Reggio Emilia Pride: 25 giugno 2023;
  • Ragusa Pride: 29, 30 giugno, 1 luglio 2023Appuntamenti di luglio:
  • Napoli Pride: 1° Luglio 2023;
  • Salento Pride: 1 luglio 2023, si terrà a Lecce;
  • Siracusa Pride: 1 luglio 2023;
  • Rivolta Pride: 1 luglio 2023, si terrà a Bologna;
  • Egadi Pride: 1 luglio 2023, si terrà a Favignana;
  • Toscana Pride: 8 luglio 2023, si terrà a Firenze;
  • Verona Pride: 8 luglio 2023;
  • Lazio Pride: 8 luglio 2023;
  • Belluno Pride: 15 luglio 2023;
  • Reggio Calabria Pride: 22 luglio 2023;
  • Matera Pride: 22 luglio 2023;
  • Molise Pride: 29 luglio 2023;Appuntamenti di settembre:
  • Brescia Pride: 2 settembre 2023;
  • Taormina (Stretto Pride) 9 settembre 2023;
  • Brianza Pride: 16 settembre 2023, si terrà a Monza;
  • Scafati Pride: 16 settembre 2023;
  • Aosta Pride Week: 30 settembre – 7 ottobre 2023