Draghi criticato in Senato dalla maggioranza: “Rischi sui decreti non dipendono dal Parlamento”

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Critiche all’atteggiamento del governo nei confronti del Parlamento. È una questione delicata che si ripropone, di volta in volta, in questa lunga stagione politica. Ma anche dal punto di vista del diritto, molte situazioni assumono profili strani. L’abuso della decretazione d’urgenza e il ricorso smodato alla fiducia rappresentano due nodi critici di ogni legislatura dal 94 ad oggi. Solitamente, le critiche vengono dall’opposizione. Ma talvolta anche dalla maggioranza. E anche stavolta è successo.

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Draghi Senato: cos’è successo negli ultimi trent’anni

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Mario Draghi durante l’intervista per il Tg1, YouTube

Sin dalla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica, lo stile primo-repubblicano è stato accantonato. Negli ultimi decenni l’attività legislativa ha sempre aspettato il governo, che ha sempre più preso spazio.

Già sotto i governi Prodi e Berlusconi fu chiaro l’abuso della decretazione d’urgenza e delle fiducie. E molti ricorderanno le giaculatorie di Di Pietro e Bersani in Parlamento contro questo atteggiamento. Dal governo Monti in poi, però, l’atteggiamento deviante è diventato prassi.

In particolare, quella che è parsa una sospensione delle potestà parlamentari sotto i governi Conte è stata oggetto di feroci critiche, dalle maggioranze fino alle opposizioni. Il governo Draghi non è certamente esente da critiche. E a dimostrarlo è stata la seduta fiume del Senato del 22 giugno scorso.

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Draghi Senato: cosa sono gli strumenti d’urgenza e perché sono abusati

pulizia covid-19 calabria autodichiarazione, concorso cancellieri esperti decreto legge pasqua, riforma giustizia processo penale, processo clan mascitelli reddito cittadinanza, cina magistrato robot, draghi senato; Gli strumenti di cui il governo è dotato sono molteplici. Al di là della fiducia, di cui Renzi, Conte, Draghi e Monti hanno fatto uso diffuso, esistono mezzi particolari. Il decreto legislativo, tramite cui il governo legifera al posto del Parlamento su delega espressa. Solitamente richiesta dallo stesso governo. Ci sono poi gli atti amministrativi, i decreti della presidenza del consiglio dei ministri. E poi ci sono i decreti legge.

Il decreto legge è uno strumento utilizzato in casi di eccezionalità ed urgenza. Il governo lo emana con forza di legge e ha validità di sessanta giorni, salvo che il Parlamento non lo converta prima della scadenza. Era uno strumento particolare, pensato per situazioni come quelle della pandemia, per esempio.

Ma l’abuso di questo mezzo negli ultimi decenni lo ha svuotato, svuotando di funzioni anche il Parlamento. Ogni riforma, o quasi, partorita dal governo viene fatta passare con decreto legge. Così, quando in pandemia questo strumento era utilizzabile, non è stato tenuto in considerazione.

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Draghi Senato: siamo in tecnocrazia? Il discorso in Senato

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Riccardo Nencini (foto dalla pagina ufficiale di Facebook)

Molte le critiche bipartisan. Anche molto duri. Non solo Cangini e Pagano, di Forza Italia, Iannone, di Fratelli d’Italia, Pesco e Montevecchi, del Movimento 5 Stelle.

Persino il senatore Riccardo Nencini, che abbiamo conosciuto negli anni come politico appassionato mai scomposto, ha evidenziato un problema. Dopo aver elogiato i lavori parlamentari sul decreto legge in discussione, infatti, non ha avuto peli sulla lingua verso il governo.

I problemi, per il presidente del PSI, “riguardano la cornice dell’attività parlamentare, perché di questo oggi, e non solo oggi, si tratta”. E dopo aver citato la definizione di “tecnocrazia”, continua affermando che “nel nostro caso rappresenta un autentico problema”. Sotto accusa c’è “il passaggio dalla democrazia parlamentare alla democrazia deliberativa, fondata sulla funzione ipertrofica dei tecnici”, che col provvedimento in discussione “ha raggiunto punte inarrivate”

L’uso di queste procedure d’emergenza, per il senatore, “potevano avere un senso soltanto nella stagione della pienezza di equilibrio fra i poteri dello Stato quando, soprattutto fra esecutivo e legislativo, vigeva una condizione di parità”.  Ma oggi, per il toscano, questo equilibrio non c’è più. L’atteggiamento del governo non garantisce “correttezza nella procedibilità delle misure e dei provvedimenti che l’Assemblea discute”.

Non è mancata, infine, una stoccata diretta all’attività dell’esecutivo: “Se si è corso il rischio di ritardare l’approvazione del decreto-legge fino a comprometterlo, questo non è dipeso dal Parlamento”.

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