Ritrovato in Cina teschio del “Dragon Man”, il parente più vicino all’uomo

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Dragon man o anche Homo Longi: potrebbe trattarsi di un ulteriore anello nella catena dell’evoluzione dell’uomo. Gli studi sono stati condotti su un teschio di 146.000 anni fa che sembrerebbe appartenere al parente più stretto dell’uomo, anche più dei Neanderthal. Il fossile è stato ritrovato in Cina circa 100 anni fa, ma analizzato solo oggi con delle tecniche innovative. La scoperta è pubblicata sulla rivista The Innovation in tre studi coordinati dall’Accademia delle Scienze Cinese e dal Museo di Storia Naturale di Londra.

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Dragon man: il teschio trovato 100 anni fa 

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Dalla rivista “The Innovation”

Il reperto archeologico che ha permesso la grande scoperta è stato ritrovato circa 100 anni fa ad Harbin, un villaggio della Cina settentrionale sulle rive del fiume Songhua. La zona era occupata da truppe di soldati giapponesi che ordinarono a dei contadini della zona di costruire un ponte per attraversare il fiume. Fu uno degli operai a fare la grande scoperta. Sul letto del fiume trovò infatti il teschio antico di 146.000 anni in perfette condizioni. Deciso a nasconderlo ai suoi supervisori, l’uomo avvolse il teschio in un panno e lo calò nel pozzo della sua casa. Oggi dopo quasi 100 anni il nipote del vecchio contadino ha riesumato il tesoro. Ha deciso di donarlo al Museo di Geoscienza dell’Habei University, permettendo così l’analisi da parte degli scienziati. 

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Dragon man: gli studi sul fossile 

scoperta, dragon man Le nuove tecniche di ricostruzione hanno evidenziato che si tratta di uno dei teschi più grandi ritrovati finora. Il cervello, che un tempo era contenuto nella scatola cranica, si avvicina verosimilmente alle dimensioni di un uomo moderno: più sviluppato dell’uomo Neanderthal, ma non abbastanza per trattarsi di un Homo Sapiens. Le orbite del teschio ritrovato sono infatti più grandi, quasi di dimensioni quadrate. Anche la mascella e i denti sono stati paragonati ai 95 crani fossili appartenenti a diverse specie di Homo di cui il team disponeva. Da questa comparazione è stato possibile un primordiale tentativo di datazione. Le ossa hanno un’età minima di 146.000 anni.

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Dragon man: i dubbi della comunità scientifica 

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Il paleantropologo Giorgio Manzi

Parlare di una nuova specie da posizionare nella linea evolutiva dell’uomo sembra tuttavia una scelta troppo affrettata per una parte degli scienziati. Secondo questi ultimi, infatti, il teschio ritrovato potrebbe avere una datazione diversa. Sono state trovate similitudini del tratto molare con i resti del Denisova, parente stretto del Neanderthal. Una specie, questa, da poco scoperta, che visse nella grotta di Denisova in Siberia circa 55.000 anni fa.

A esporre i dubbi di una parte della comunità scientifica anche Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza Università di Roma. “Non credo si possa parlare di nuova specie, né di parenti più prossimi ai Sapiens. Piuttosto di un reperto importante per definire meglio la linea dei cosiddetti Denisova. Ominidi di cui conosciamo ancora poco ma che hanno avuto un ruolo importante nell’evoluzione umana”.

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