“Dunkirk” dal dietro le quinte al fronte

Nolan racconta lo scenario di guerra, ciò che “L’ora più buia” non ha fatto

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Dunkirk
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Se nella precedente recensione de “L’ora più buia” avevamo visto il primo ministro inglese preoccupato per la sorte di più di 300.000 soldati inglesi e francesi, qui Nolan, regista britannico autore di capolavori quali “Memento” e “Insomnia” e tra i più apprezzati dal grande pubblico, torna in grande stile, e lo fa con Dunkirk, un film di guerra “atipico”. Dunkirk analizza l’operazione “Dynamo” delle forze alleate secondo tre prospettive, ovvero la spiaggia, il mare e l’aria. I tre spazi hanno tre tempi abbastanza diversi: una settimana, un giorno e un’ora.

Dunkirk

Dunkirk, distribuito nell’estate del 2017, ha riscosso grande successo, sia economico che tra i cinefili”

Così ci catapultiamo nelle peripezie di Tommy, di Alex, di Dawson, e dei piloti Farrier e Collins, tutti intrappolati in varie scenografie, sapientemente organizzate da Nolan, con inquadrature mozzafiato, che tanto fanno bene agli occhi e la colonna sonora ottimamente curata. Qui il buon Nolan si avvale ancora una volta del geniale Hans Zimmer (come per “Inception”). Precisione storica svizzera quella di Nolan, la fuga dal Dunkerque vista dal regista propone dialoghi minimi ma curati alla perfezione, che poco spezzano il ritmo della pellicola.

A proposito di ritmo, Dunkirk parte “lento” fino a essere frenetico con suggestive quanto pericolose danze aeree fatte da soldati e proiettili. Per questo risulta essere un film estremamente piacevole per chi ama l’azione e una verità cruda. Iconici i festeggiamenti degli inglesi sul cadere in acqua di un velivolo tedesco, i terrore nei volti, le urla disperate che riecheggiano nei timpani dello spettatore che attonito resta incollato allo schermo, come dinanzi a un documentario nella National Geographic.

“Dunkirk” e “L’ora più buia”: mash up unico nel cinema

E se nelle fredde stanze una guerra può scatenarsi o terminare, in teatro di guerra le parole scorrono superflue. In 106 minuti con “Dunkirk” l’esperienza sensoriale viene condita da una fotografia e scenografia da far impallidire i cultori. La critica è quasi unanime: Nolan ha creato un capolavoro, un film di guerra unico nel suo genere, che per grandezza può vagamente ricordare “Full Metal Jacket” Di Kubrick, anche se completamente diversi se si tratta di costruzione di dialoghi e situazioni.

Il film di Nolan si completa a pieno con quello di Joe Wright. Infatti raccontano entrambi un avvenimento storico, ripercorrendolo con dovizia di particolari. Hanno in comune la bravura nell’incorniciare un periodo storico dove la speranza era l’unica cosa a cui aggrapparsi, perché la minaccia neonazista nella seconda guerra mondiale sembrava irriducibile. Ma anche da una fuga su una costa francese può nascere una vittoria clamorosa.

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