Ecoansia ed ebollizione globale: il pianeta è in bilico e i rischi aumentano

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Ecoansia

Ecoansia, il pianeta è troppo rovente: mai temperature così alte

Ciò che sta accadendo al pianeta è sotto agli occhi di tutti, oltre che sulla pelle, oltre che per le strade del globo intero. Temporali anomali, tornado devastanti, roghi, temperature altissime, record infranti. Sono soltanto alcuni degli eventi più catastrofici che stanno colpendo la Terra in questo lungo luglio infernale. L’Italia e la Grecia, così come il Nord Africa, il Pakistan, l’Antartide hanno registrato eventi di un’anomalia che hanno superato il livello di normalità. La Terra inizia a stancarsi dei suoi abitanti umani e gli effetti iniziano a verificarsi anno dopo anno.

A lanciare l’allarme, con una sentenza nefasta e perentoria, è stato il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres. “L’era del riscaldamento globale è finita, l’era dell’ebollizione globale è arrivata”. Luglio 2023 ha già superato i record di mese più caldo della storia, con una temperatura media dell’aria che va oltre i 16,9° C. L’ultimo record si attestava a luglio 2019, quando il termometro aveva segnato una media globale di 16,6° C. Tra il 3 e il 6 luglio di questo anno, la Terra si è superata: il 6 luglio è stato il giorno più ardente: 17,23° C. La Commissione Europea e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) monitorano le condizioni globali attraverso i satelliti Sentinel, una missione cogestita che prende il nome di Copernicus Climate Change Service (C3S). Gli scienziati continuano ad avvertire i potenti, ma il loro grido continua a essere ignorato. Basti ricordare i mancati accordi raggiunti nell’ultimo G20 a Chennai, in India. I rappresentanti delle maggiori economie mondiali – responsabili, per altro, dell’80% dei gas che maggiormente inducono al riscaldamento globale – non hanno raggiunto una coalizione per evitare di innalzare di 1,5° C la temperatura del Pianeta sopra il livello dell’epoca preindustriale.

Ecoansia, c’è chi nega il cambiamento climatico e chi ha davvero paura del domani

A riscaldarsi, oltre la terra, c’è anche il mare. L’arcipelago delle Florida Keys ha raggiunto, il 24 luglio, una temperatura di 38,43° C. Una temperatura, anche qui, da record. L’atlantico settentrionale registra anomalie con temperature di 0,6° C superiori ai primati precedenti. Anomalie che gravano sullo scioglimento dei ghiacciai e che porterebbero a conseguenze devastanti. In primis, l’innalzamento dei mari di oltre 7 metri. Una conseguenza che porterebbe alla fine di numerose isole e di diverse coste: in Italia, per citarne alcune, Venezia, Napoli e la Pianura Pontina. In secundis, con lo scioglimento dei ghiacciai potremmo andare incontro alla liberazione di patogeni congelati nel ghiaccio. Batteri e virus che potrebbero portare all’estinzione di diverse specie. Eppure c’è chi, davanti a tali fenomeni, ha da ridire. Ha da affermare che c’è troppo allarmismo, che luglio è sempre stato un mese caldo. C’è chi si affida alla cieca abiezione del negazionismo. La Terra non è invasa dal cambiamento climatico. Eppure gli effetti sono davvero notevoli. Basti guardare all’Italia divisa, non dalle solite questioni stereotipe, ma dal clima. In Lombardia i fiumi si riempiono di ghiaccio e dal cielo cadono palle di grandine, la Sicilia, invece, è arsa dal fuoco. Roma supera i 43° C e a Olbia i 48° C impediscono agli aerei di atterrare.

Ecoansia: cos’è questa paura del domani, del futuro del Pianeta?

Durante il Giffoni Film Festival, durante un dialogo col Ministro dell’Ambiente Gilberto Picchetto Fratin, una ragazza, Giorgia Vasaperna ha affermato: “Ministro ho molta paura per il mio futuro”. Una paura che la indurrebbe a ricalcolare i suoi progetti di vita. Vorrebbe anche essere madre, ma la sua ecoansia la spinge a ripensarci. Che futuro lascerebbe a quei figli? Quali possibilità avrebbero di vivere una vita serena, una vita di speranze, su un pianeta che sta ardendo? Giorgia Vasaperna ha lanciato anche una modesta provocazione: “Ministro, lei non ha paura per i suoi figli, per i suoi nipoti?”.

Vasaperna non è l’unica ragazza ad avere paura. Non è l’unica a sospendere il suo futuro, a cambiare i piani, a privarsi della serenità di vivere una vita compiuta secondo i propri desideri. I suoi desideri, come quelli di miliardi di persone, sono soggetti a un domani che sembra assumere i contorni di una catastrofe. Purtroppo, però, le previsioni non sono la trama di un film o un romanzo fantasy. I patogeni ancestrali rilasciati in mare, terre che bruciano, città devastate da cicloni e innalzamento dell’acqua sono, piuttosto, una realtà prossima. L’aumento di eventi meteorologici estremi e le previsioni sempre più nefaste per un incerto futuro del Pianeta scatenano quella che gli psicologi definiscono ecoansia – anche detta ansia climatica.

Insieme alla solastalgia, ovvero il senso di perdita e di distacco dall’ambiente conosciuto, l’ecoansia è una delle sindromi psicoterratiche: lo sviluppo di perdità di identità, di incertezza per il futuro, di paura del domani, del declino del benessere dei luoghi e dell’ambiente conosciuto. L’ecoansia, di base, è una forma di stress e di ansia provocati dalle condizioni ambientali e ancor di più dalla crisi climatico-ecologica.

In genere, manifesta emozioni come preoccupazione, sia verso la propria generazione, per la propria vita, sia per chi verrà dopo: tanto da non voler generare figli, per esempio. Insorgono sentimenti quali angoscia, rabbia o tristezza, senso di colpa per le azioni proprie e altrui. Disagio, paura e fastidio davanti ai cambiamenti del Pianeta. Alcune persone, poi, ne risentono anche a livello fisico e psicologico, spesso soffrendo di attacchi di panico. Ci si sente impotenti, frustrati, davanti all’ineluttabile fine predetta dagli esperti.

L’ecoansia non va derisa, non va presa come un’esagerazione, come un inutile allarmismo. L’ecoansia dovrebbe, piuttosto, essere tradotta in una presa di coscienza di ciò che l’uomo sta causando all’ambiente. Di questa specie unica nel suo genere, capace di distruggere il proprio habitat, invece di salvaguardarlo. Per tenere a bada l’ecoansia servirebbero serie prospettive di cambiamento, ma l’ecoterapia e la terapia psicologica potrebbero essere un valido aiuto per chi no riesce a controllare le paure e le frustrazioni legate all’incertezza del domani.