Elon Musk compra Twitter per 44 miliardi. Numeri e critiche dell’operazione da record

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Elon Musk compra Twitter – Alla fine ce l’ha fatta: il magnate filantropo Elon Musk ha completato la scalata su Twitter. Già a inizio aprile aveva rilevato un pacchetto azionario per cifre importanti. Ma l’operazione conclusa nelle scorse ore fa passare la proprietà della maggioranza al multimiliardario.

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Elon Musk compra Twitter: un affare da 44 miliardi

Jeff Bezos immortalità, elon musk compra twitterMentre in Italia si dibatteva sulla legittimità della resistenza ucraina come di quella italiana, Wall Street non dormiva. Come diceva il titolo di un film: il denaro non dorme mai. E a non dormire è stato Elon Musk. Aveva detto di voler acquistare Twitter qualche settimana fa. Tra chi gli rideva dietro e chi guardava alla sua operazione con sospetto.

Come riportato qualche settimana fa anche dalla nostra testata, Musk era riuscito ad acquisire un pacchetto comunque di una certa importanza. 9% le azioni sottoscritte a inizio aprile. Valore: 2,8 miliardi di dollari statunitensi. Quel trasferimento di 73 milioni di azioni ha visto rimbalzare a Wall Street il titolo in un solo giorno del 26%. Come un novello re Mida, l’Effetto Musk ha fruttato un’impennata di oltre 10 dollari per singola azione.

Ma non bastava: il miliardario voleva proprio Twitter. È per questo che Musk ha trattato fino alle scorse ore. Un‘acquisizione da 44 miliardi, per un valore di 54,90 dollari ad azione. Un acquisto da record nella storia del capitalismo finanziario.

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Elon Musk compra Twitter: il primo tweet

elon musk compra twitterL’acquisto di Twitter dal magnate di Tesla lascia sicuramente il segno. Il suo primo tweet dopo l’acquisto è emblematico. “Spero che anche i miei peggiori critici rimangano su Twitter”, scrive Musk, “perché questo è ciò che significa libertà d’espressione”. Ovviamente si è scatenato tanto il coro di Osanna quanto il coro delle voci critiche.

Molti accolgono positivamente la nuova gestione del social. Per lo più economisti, magnati, content creator, social media manager e critici della precedente “gestione”, percepita come eccessivamente censoria. La censura costante alla libera manifestazione del pensiero era vista come un grosso limite per il social. Questo per quanto molti contenuti sensibili, e anche vietati ai minori, avessero libera circolazione là più di altrove.

Molto diffuso anche il sarcasmo: dalle citazioni, rimaneggiate, di Guzzanti al logo di Twitter modificato, con la “T” di Tesla a soppiantare la storica “T” del social.

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Elon Musk compra Twitter: “libertà” sotto patron

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Si passa dall’entusiasmo all’ilarità fino alla quasi indifferenza. Burioni ha lasciato un cinguettio molto critico: “Twitter è un luogo dove si può diffondere il falso, diffamare, minacciare di morte nella più totale impunità coperti dall’anonimato. Dubito che Elon Musk possa renderlo peggiore”. Critico, ovviamente, non contro Musk ma contro l’intero social.

Oltre a epiteti particolari sul magnate sudafricano, anche molti dubbi. Alcuni rispolverano i tweet di Musk del 2019, quando era il magnate a scrivere “Faremo colpi di Stato contro chiunque vogliamo”. Ed è qui che scoppia la polemica.

Molte riflessioni, infatti, vertono sulla difficoltà di mantenere una vera libertà, che non sia effimera, quando a “concederla” è un privato, padrone di una piattaforma in realtà pubblica. Un atteggiamento da monopolista che, come troppo spesso avvenuto, può rapidamente degenerare ed essere manipolativo nei confronti dell’utenza.

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Ancor più critici gli organismi di stampa. Molti organismi lasciano trapelare che con l’arrivo di Musk, e il ritorno di Donald Trump alle porte, molti giornalisti potrebbero lasciare la piattaforma. Sarà vero? Solo il tempo lo dirà. Resta il dubbio: può la libertà garantita da un singolo capitalista essere vera libertà? Soprattutto: ha senso spendere tanto quanto il PIL di Cipro e Malta per un social network? Cosa c’è dietro?

Ciò che sicuramente sarà gradito, senza dubbi e remore, è il previsto rialzo delle azioni alla riapertura di Wall Street. Gli azionisti di minoranza non aspettano altro. In fondo è l’effetto Musk.

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