Ergastolo ostativo: i grandi boss della camorra torneranno liberi?

Cosa prevede la sentenza della CEDU

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L’Italia deve riformare la legge sull’ergastolo ostativo. Questa la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) con sede a Strasburgo. “Viola i diritti umani”, impedendo al condannato di reati particolarmente gravi, per esempio mafia e terrorismo, di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia.

Ma cos’è l’ergastolo ostativo? In Italia chi è condannato all’ergastolo ostativo non può ottenere sconti di pena a meno di non diventare collaboratore di giustizia. In sostanza la Corte ha bocciato il “fine pena mai”. Infatti, secondo la CEDU, al soggetto detenuto non è possibile eliminare anche la speranza di un recupero sociale. A costui va riconosciuta la possibilità di pentirsi e di poter migliorare le proprie condizioni.

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Ergastolo ostativo: la vicenda

ergastoloIl caso su cui si è pronunciata la Corte è quello di Marcello Viola, condannato all’ergastolo per una serie di reati; tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso, sequestro di persona e omicidio. In carcere dal 1991 e dopo diversi anni al 41-bis, Viola è stato un detenuto dal comportamento penitenziario impeccabile. Per questo, fuori dal regime di carcere duro, aveva richiesto di accedere a un permesso premio e alla liberazione condizionale. Tuttavia le sue domande erano state respinte proprio in virtù della disciplina dell’ergastolo ostativo. Viola non ha mai voluto collaborare con i magistrati per paura di possibili ritorsioni. Ma in mancanza di collaborazione con gli inquirenti scatta questa forma di ergastolo. Quest’ultimo “osta al conseguimento di tutta una serie di benefici penitenziari e misure alternative alla detenzione definita.

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Boss in libertà e niente più 41-bis?

ergastoloLa decisione della Corte di Strasburgo si inserisce in un contesto piuttosto animato in tema di carcere ostativo. Ci sono coloro i quali sostengono la necessità di un carcere umano, e chi ritiene che l’apertura del carcere a favore dei mafiosi porterebbe alla distruzione di anni di lotte contro le cosche.

Tra i boss irriducibili in regime di carcere duro ci sono: Leoluca Bagarella, Giovanni Riina, Antonino e Rocco Pesce, Michele Zagaria. Tra i brigatisti Nadia Desdemona Lioce, una delle esponenti più in vista delle Nuove Br, condannata per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona; oltre ai nomi di spicco della vecchia guardia come Rita Algranati, Cesare Di Lenardo, Fabio Ravalli, sua moglie Maria Cappello, Antonino Fosso, Rossella Lupo.

Ergastolo ostativo: cosa cambia con la nuova sentenza?

Per prima cosa bisogna specificare che la sentenza della Corte di Strasburgo non è vincolante per l’Italia. Non c’è alcun obbligo per il nostro Paese di riformare il sistema carcerario sulla base di questa decisione. Al tempo stesso la sentenza non stabilisce che Marcello Viola debba essere liberato o gli debbano essere concessi dei benefici. E non si può nemmeno sostenere che la sentenza aprirà la strada ad altri ricorsi. Come specifica l’avvocato dello stesso Viola, Antonella Mascia, “Non è che da domani escono tutti dalle carceri”. Possono però chiedere che nei loro confronti vengano applicati i benefici concessi agli ergastolani. E per farlo si rivolgeranno al giudice di Sorveglianza. Questo valuterà le situazioni personali, i percorsi di resipiscenza e deciderà caso per caso.

Tuttavia non arrivano buone notizie dalla Corte Costituzionale. Nelle scorse ore infatti la Corte ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo”. In altre parole, anche mafiosi e terroristi all’ergastolo potranno accedere ai permessi premio. Anche se non collaborano con la giustizia. L’unica condizione è che sia provato che abbiano reciso i loro legami con la criminalità organizzata e purché sia dimostrata la loro partecipazione al percorso rieducativo.

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Ergastolo ostativo: i commenti alla sentenza

ergastoloIl timore di “rafforzare” le organizzazioni criminali in tal senso c’è ed è molto forte. Anche in virtù delle dichiarazioni arrivate subito dopo la sentenza.

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia in Via D’Amelio, spiega all’Agi: “La legislazione europea sul tema della criminalità organizzata è molto più indietro rispetto a quella italiana che è particolarmente avanzata. Purtroppo, queste sentenze risentono di questa inadeguatezza ed è una cosa veramente avvilente. Si distruggono quelle che erano le conquiste per le quali magistrati. Magistrati come Giovanni Falcone e mio fratello Paolo che hanno anche sacrificato la vita”.

Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione della Cedu. Ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa. Una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia.”  è il commento del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede

Per Luigi Di Maio, ministro degli affari Esteri e leader M5S, “Se vai a braccetto con la mafia, se distruggi la vita di intere famiglie e persone innocenti, ti fai il carcere secondo certe regole. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata. Paghi, punto. Qui piangiamo ancora i nostri eroi”.

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