Estate 2020, breve guida ai tuffi napoletani: dal “cufaniello” alla “panzata”

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Questa estate è ormai esplosa, portando con sé giornate calde e soleggiate e tanta voglia di mare. Nonostante i limiti imposti dal distanziamento sociale, le spiagge sono piene di bagnanti. Sono tornati anche i tuffi. Amati dai più piccoli e dai più eccentrici, detestati dai più grandi e dai più seriosi, sono un elemento caratteristico dell’estate. Napoli possiede una vera e propria tradizione sull’arte dei tuffi, con nomi e modalità di svolgimento precisi. Non lo sapevi? Continua a leggere per scoprine di più.

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Estate 2020: il tuffo “a cufaniello”

EstateIl tuffo “a cufaniello” (che vuol dire “cofanetto”) è senza dubbio uno dei più noti. Il nome deriva dal fatto che il tuffatore durante lo slancio deve racchiudersi a mo’ di cofanetto, per l’appunto. Per eseguirlo correttamente, infatti, bisogna portare le ginocchia al petto stringendole con le braccia.

Questo tuffo è stato reso ancora più noto dalla simpatica descrizione che ne ha fatto lo chef stellato Antonino Cannavacciuolo. Durante una puntata di Masterchef Italia 6, ha spiegato ai suoi colleghi giudici proprio la tecnica del tuffo “a cufaniello” napoletano.

Il tuffo “a cufaniello”, però, non va confuso con il tuffo “a bomba”. Pur condividendone la postura, infatti, quest’ultimo differisce dal primo per la potenza dello slancio e per il maggior “rannicchiamento” del corpo del tuffatore. Questo tuffo infatti ha il preciso scopo di sollevare schizzi e acqua a volontà.

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Estate 2020: il tuffo “a cannela”

EstateIl tuffo “a cannela” (ovvero “a candela”) è meno scenografico del precedente, ma più adatto ai principianti. Consiste semplicemente nel saltare in acqua tenendo le braccia lungo i fianchi, i piedi uniti e il corpo diritto. Proprio per la postura così rigida, i napoletani lo chiamano anche tuffo “a cannelicchio”, il tipico mollusco dalla forma allungata, spesso protagonista del crudo di mare partenopeo.

Non bisogna farsi trarre in inganno, però, dalla sua semplicità. L’esecuzione nasconde infatti un’insidia. Se il tuffatore non mantiene una posizione verticale e inclina troppo le gambe verso l’alto, potrebbe invece eseguire un “tuffo ‘e culo o di schiena. Toccherebbe quindi l’acqua in un modo poco elegante e sicuramente doloroso.

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Il tuffo “a pietto ’e palummo”

EstateIl tuffo “a pietto ‘e palummo”(letteralmente “a petto di colombo”) è sicuramente tra quelli che richiedono più coraggio. Consiste infatti nel gettarsi in acqua di faccia, spalancando le braccia e sporgendo il petto in avanti. Questo tuffo è molto simile al più universale “volo dell’angelo”, ma se l’esecutore non è esperto potrebbe diventare molto meno raffinato.

Se infatti non si calibra bene lo slancio e l’apertura, il tuffatore potrebbe toccare l’acqua con la pancia. Eseguirebbe quindi la dolorosa ma comicissima “panzata” o “tuffo ‘e panza”.

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Il tuffo “a cardarella”

EstateQuesto tuffo in realtà è di recente “invenzione”. La scorsa estate, infatti, l’attore napoletano Francesco Procopio diede il via alla “Tuffo a Cardarella Challenge 2019”. La simpatica sfida consisteva nell’eseguire un tuffo a braccia aperte e con le gambe allargate, simile alla “panzata”. Prima dello slancio, però, bisognava esclamare: “L’estate non è bella senza il tuffo a cardarella!”.

Il nome del tuffo deriva dall’espressione Mannaggia ‘a cardarella di un personaggio dal forte accento acerrano interpretato dallo stesso Procopio e amato dal pubblico. La challenge ha registrato una grandissima partecipazione e testimonia che la creatività e la voglia di divertirsi dei napoletani sono davvero senza confini.

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