Eutanasia: in Italia si è davvero liberi di”morire”? La legge prevede che…

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Ancor oggi la morte, per tanti, rappresenta un argomento tabù. Il tutto si accentua se la si associa alla libertà di essere curati o meno in caso di malattie terminali. La voglia di porre fine alle proprie sofferenze di un malato terminale si scontra inesorabilmente con la moralità cristiana del nostro Paese. (Leggi anche: Cancro al seno: scoperto farmaco anti-recidive) La stessa moralità cristiana che ha inevitabilmente influenzato le discipline giuridiche che regolano l’eutanasia e il suicidio assistito. Ma cosa stabilisce la legge riguardo questi temi?

Eutanasia e suicidio assistito: le differenze

Eutanasia

Quando si parla di EUTANASIA ci si trova dinanzi a situazioni totalmente diverse dall’interruzione volontaria delle cure, della respirazione forzata, di nutrizione e idratazione forzate, che riguardano tra gli altri i casi Welby ed Englaro.  In queste ultime vicende, è appunto lo stop alle terapie che tengono in vita il paziente a determinarne la morte. Questo, seppure tra mille polemiche e decine di sentenze dei tribunali, in Italia è consentito.
L’eutanasia, invece, viene giuridicamente considerata un intervento attivo, senza il quale il paziente, seppure in condizioni drammatiche, sopravviverebbe. In altre parole, con l’eutanasia attiva un medico procura la morte di un paziente che non può più guarire e al quale la malattia procura gravi sofferenze. È consentita in Belgio, Olanda, Lussemburgo,

in Oregon negli Usa e in Cina sui malati terminali.

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A oggi questo tipo di intervento medico, in Italia, costituisce reato in virtù delle ipotesi previste e punite dall’articolo 579 (Omicidio del consenziente) o dall’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) del Codice Penale.

Ancora diverso è il caso del SUICIDIO ASSISTITO.
Si chiama in questo modo perché non è il medico che determina direttamente la morte del paziente ma si “limita” a metterlo in condizione di compiere l’atto finale che porrà fine alla sua vita. Nello specifico, al malato viene fornito un farmaco in una dose molto maggiore di quella letale il cui rilascio deve essere operato dal paziente, per esempio premendo un pulsante, anche con la bocca se non può fare diversamente. L’effetto quasi immediato è quello di sedazione; dopo pochi minuti sopraggiunge la morte per arresto cardiaco in stato di totale incoscienza e senza dolore. Questo tipo di pratica è legale in Germania, Spagna, Olanda, Belgio e Svizzera. In particolare la Svizzera è l’unico paese che offre questa possibilità anche ai cittadini stranieri. In Italia molti lo hanno scoperto con il caso di dj Fabo.

Eutanasia: la questione del biotestamento

A differenza di eutanasia e suicidio assistito, finalmente in Italia dal dicembre 2017 il BIOTESTAMENTO è legge. Quindi a nessun paziente può essere imposto un trattamento sanitario senza il suo consenso libero e informato. Inoltre “ogni persona maggiorenne capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso Disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali”.

Vuoti normativi

In tanti casi, oltre a questioni etico-morali e religiose, in Italia sono chiare alcune falle normative.

EutanasiaLa Corte Costituzione nell’ambito della questione di Marco Cappato (imputato di aiuto al suicidio per aver accompagnato dj Fabo in Svizzera) ha comunicato che “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”.

Sulla stessa linea di pensiero anche il ministro Bongiorno: ”Sono credente ma sempre più italiani scelgono di andare a morire all’estero, sommando dolori a dolori. Questo non è giusto. Il Parlamento non può più sottrarsi al proprio compito, anche su argomenti così divisivi. Dobbiamo impegnarci a fare una legge saggia, che lasci alcuni margini di autodeterminazione”

E voi? Sareste favorevoli all’introduzione, in Italia, di norme che disciplinano l’eutanasia o il suicidio assistito?

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