Niente più domiciliari per Fabrizio Corona: andrà in una comunità di recupero (come volontario)

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Fabrizio Corona, il re dei paparazzi, andrà a fare volontariato. Questa la decisione del tribunale di sorveglianza di Milano. Le eccezioni degli avvocati del paparazzo più discusso d’Italia ha portato all’accesso a pene rieducative alternative. Lavorerà come volontario in una comunità di recupero.

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Fabrizio Corona volontariato: la storia dell’uomo

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Dal profilo Instagram ufficiale di Fabrizio Corona

Più volte Fabrizio Corona era finito in carcere. L’ultima volta, con condanna, nel 2015. L’ultima condanna ha visto un magma di reati. Oltre ai reati fiscali, bancarotta fraudolenta, falsificazione di monete, anche corruzione, estorsione e violazione della legge su armi e intercettazione.

Più volte ha avuto spazi e visibilità. Specialmente su La7, con Massimo Giletti. Ma ha più creato audience che gradimento.  Si è spesso dichiarato un “perseguitato di giustizia” nelle trasmissioni. Ma alla fine, nel 2015, è stato condannato oltre ogni ragionevole dubbio.

Nel 2019 gli erano poi stati concessi gli arresti domiciliari per motivi terapeutici. La sospensione è intervenuta a marzo 2021, ma un mese dopo il paparazzo è tornato ai domiciliari.

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Fabrizio Corona volontariato, l’ultima perversione: l’irruzione a casa Moric

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Fabrizio Corona, dal suo profilo Facebook ufficiale

Dopo il ritorno ai domiciliari, una sera dell’aprile scorso, i carabinieri hanno ricevuto due chiamate. Una da Nina Moric e una da Fabrizio Corona.

Corona, infatti, era entrato a casa della modella croata senza preavviso. Il motivo? Un presunto furto. Per il quarantottenne catanese, la sua ex moglie avrebbe rubato a lui del denaro. Ma all’arrivo delle forze dell’ordine, lui era in un visibile stato di alterazione.

La ex moglie non avrebbe denunciato l’uomo per aggressione, ma per l’uomo è scattata comunque una denuncia a piede libero per evasione. Corona era infatti ai domiciliari, e non sarebbe potuto uscire per motivi privati.

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Fabrizio Corona volontariato: la diagnosi e la comunità

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Dal profilo Facebook di Fabrizio Corona

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, recependo le richieste degli avvocati di Fabrizio Corona, ha comminato una pena alternativa. Corona finirà di scontare la pena che gli resta facendo volontariato in una comunità di riabilitazione. La destinazione è Limbiate, nel monzese. 4 ore a settimana ogni venerdì.

I giudici hanno però fissato dei paletti molto severi. Corona dovrà mantenere una “condotta conforme alle regole della civile convivenza”. Quindi non dovrà fare uso di sostanze stupefacenti o alcoliche, non frequentare pregiudicati o tossicodipendenti. Pena la revoca immediata della misura alternativa.

L’ dell’ex agente fotografico, nonostante “sporadiche trasgressioni”, come le hanno chiamate i suoi avvocati e come considerato dal giudice, prosegue dritto verso una nuova “fase evolutiva del cambiamento”.

Secondo i giudici, Corona sta attraversando una vera e propria fase di “riabilitazione”, attraverso un lungo “lavoro di introspezione”. Merita dunque il mutamento della pena in un “percorso terapeutico”. Il fine è il “superamento di importanti fragilità personali” dovute a una patologica “dipendenza da guadagni”.

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