Oggi vi voglio raccontare due storie di parole su Facebook, per mostrarvi che siamo arrivati a una nuova consapevolezza delle parole e dell’indignazione sulle parole. Finora ci si indignava solo per parole che non si conoscevano. Oggi, invece, i commentatori di Facebook si indignano per parole che conoscono ma che non hanno il significato che vogliono loro. Cioè a cadere nella spirale dell’odio social è chi sa usare le parole e la sua colpa è semplicemente che gli altri non provano minimamente ad allargare l’orizzonte.
Vedremo quindi due casi di questo tipo. Uno riguarda il termine “regime”; l’altro, invece, riguarda il termine “bellissima”.
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Dittatura di parole, caso 1: il regime normale che non piace a Facebook
A finire nella gogna social, nel primo caso, è uno che le parole le sa usare piuttosto bene. Si tratta di Walter Siti, scrittore, critico letterario e saggista. Walter Siti ha anche vinto il premio Strega e proprio a proposito del premio di quest’anno ha fatto un’affermazione che è stata giudicata molto controversa. La potete vedere in foto ma ve la riassumo qui: “Mi dicono che vincerà una donna (effetto della morte di Michela Murgia, ndr) […] e poi si tornerà a un regime normale“.
Apriti cielo! Profili di persone che si vantano di leggere tanto e di lavorare coi libri linciano il povero Siti, reo soltanto di conoscere la lingua italiana. Oltre al significato politico che tutti conosciamo, infatti, la parola regime vuol dire anche “andamento di un fenomeno in un determinato periodo di tempo e in determinate condizioni” (fonte: vocabolario Treccani online). Ciò che Siti intendeva era che si tornerà a un andamento in cui si leggerà prima il libro e poi si vedrà se è scritto da un autore o da un’autrice.
Era difficile da capire? Non tanto. Però in moltissimi hanno immaginato che si trattasse di un ipotetico regime maschile contro le scrittrici dello Strega. No, non c’entrava niente. Ma ormai Facebook ha preso le distanze dalla ragionevolezza.
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Dittatura di parole, caso 2: Non si può più dire “bellissima”
Il secondo caso invece riguarda la Gazzetta. Il giornale è invero non nuovo a gaffe che lo hanno reso estremamente chiacchierato. È anche vero che queste gaffe hanno spesso riguardato gli sport femminili, ma una volta tanto, la rosea pare essere oggetto di una polemica pretestuosa.
I fatti riguardano questa copertina. Jasmine Paolini vince e la Gazzetta esce in edicola così. Anche in questo caso, apriti cielo. Anche in questo caso, una polemica pretestuosa ed evitabile. Non solo il “bellissima” può tranquillamente riferirsi a “impresa” ma, allo stesso modo, “bellissima” è sinonimo di magnifica, splendida, eccezionale. Tutti aggettivi che non sono solo legati al fisico dell’atleta (da qui la polemica dei social) ma anche, appunto, alla sua impresa.
Era difficile da capire? No, anche in questo caso. Era una polemica evitabile? Certo che sì. È stato fatto qualcosa per evitarla? Assolutamente no.
Da Facebook, luglio 2024, per ora è tutto. Ci rivedremo, forse, alla prossima, bellissima, esternazione di “regime”.
































