Fanta, la famosa aranciata è nata a Napoli: ecco la vera storia

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La Fanta,chi non la conosce? Piacevole, gustosa e invitante, è la scelta ideale per chi vuole rinfrescarsi d’estate. Ma quanti si saranno chiesti “La Fanta, chi l’ha inventata?”. Ammettetelo: non avete mai fatto una ricerca sulla Fanta! Invece sulla Coca Cola chiunque si è sbizzarrito, tra la storia del medicinale o quella della ricetta segreta. (Leggi anche: Non solo Peroni – Anche Netflix e Coca Cola scelgono Napoli)

FantaFanta, le sue origini in “chiaroscuro”

La storia della Fanta nasce intorno agli anni quaranta del Novecento. Precisamente in Germania, quando il Reich bandì la distrubuzione della Coca Cola, dato che furono interrotti gli scambi commerciali con gli Stati Uniti. Intervenne poi quello che all’epoca era il direttore tedesco dell’azienda americana e artefice principale del suo imbottigliamento, Max Keith. L’idea era semplice, ideare una bevanda tedesca che facesse dimenticare la Coca Cola e colonizzasse il mercato.

Dopo tanti tentativi, nacque tra mille difficoltà la Fanta. Inizialmente la bibita si presentava con il logo obliquo e con degli ingredienti molto semplici, il siero di latte, lo zucchero e la marmellata di mele.

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Fanta: dalla rinascita a Napoli alla conquista del mondoFanta

La creazione di Max Keith non ebbe il successo sperato. La produzione si arrestò, tra una colorazione della bevanda poco invitante e un retrogusto troppo amaro. Il marchio visse un periodo difficile fino a quando non arrivò la svolta. Nel 1955, presso lo stabilimento di Marcianise della SNIBEG “Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gassate”, dove si imbottigliava la bibita tedesca, nacque la rivoluzione. L’idea fu di un conte, Ermelino Matarazzo di Licosa: aggiungere delle arance alla ricetta, per aggiustarne il sapore. Il colpo di genio porterà la Fanta a un vero e proprio boom e a essere acquisita dalla Coca Cola. Il marchio ai giorni nostri è tra i più famosi al mondo, è disponibile in oltre 180 Paesi e ne esistono più di 70 versioni. Il tutto grazie a un napoletano.

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