Federico II di Svevia e il segreto dell’Australia nascosta

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federico ii

Una delle affermazioni che i terrapiattisti difendono con maggiore tenacia è la non esistenza dell’Australia. Un vero e proprio complotto mondiale quindi, una bufala creata a tavolino dai governi per ingannare il mondo intero. D’altra parte però Federico II di Svevia, vissuto nel 1200, sarebbe venuto a conoscenza dell’Australia quattro secoli prima della scoperta ufficiale del continente avvenuta nel 1770. Il re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero avrebbe ricevuto doni da quella terra molto tempo prima della sua scoperta.

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Federico II di Svevia, l’Imperatore “interconnesso”

FEDERICO II

La personalità affascinante e acculturata dell’Imperatore denominato “Stupor Mundi” (meraviglia del mondo) è arrivata fino a noi. Appassionato di filosofia, matematica, algebra, ospitava presso la sua corte numerose personalità della cultura dell’epoca. Il suo interesse naturalistico lo spinse a scrivere il trattato “De arte venandi cum avibus”, dedicato all’arte della caccia con gli uccelli. L’opera, composta intorno al 1240, fu pubblicata per la prima volta dal figlio Manfredi nel 1260. Fu poi divulgata, in una versione più completa, da Enzo di Sardegna, l’altro figlio dell’Imperatore. Il manoscritto è stato recentemente analizzato da alcuni studiosi australiani e finlandesi coordinati dalla professoressa Heather Dalton dell’Università di Melbourne. Al foglio 18v dell’opera è raffigurato, incredibilmente, un esemplare di cacatua, il pappagallo bianco dalla cresta gialla caratteristico proprio dell’allora sconosciuta Australia.

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Il mistero del cacatua alla corte di Sicilia

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Ma allora cosa ci faceva un esemplare di cacatua alla corte di Federico II? Il pappagallo bianco sarebbe stato un dono del sultano egiziano al-Malik Muhammad al-Kamil a Federico II. I due sovrani erano grandi amici e si scambiavano lettere, animali esotici, libri e regali di ogni genere. Il cacatua sarebbe arrivato in Sicilia dall’Australia attraverso Il Cairo, viaggiando per diversi anni. Cosa vuol dire questo? Sicuramente che già all’epoca si conosceva l’esistenza di territori che andavano comunque al di là degli oceani. Tuttavia questi erano considerati semplicemente un prolungamento delle Indie. La scoperta del cacatua alla corte di Federico II indica quanto fossero già fitte le reti commerciali e i rapporti tra i territori già all’epoca.

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Altre curiosità del passato: dalla macchina a vapore di Erone di Alessandria…

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Il caso del cacatua australiano non è l’unico a farci comprendere quanto ampie fossero le conoscenze degli antichi. Un’altra circostanza assai particolare è quella che riguarda la macchina a vapore di Erone di Alessandria. Egli, vissuto tra il I e il III secolo d. C., progettò una macchina a vapore che permetteva l’apertura automatica delle porte del tempio Serapeo. Il funzionamento avveniva tramite l’espansione dell’aria calda che permetteva l’aumentare della pressione dell’acqua in un serbatoio. Attraverso un sifone questa riempiva un secchio sospeso, la cui discesa (tramite fune e carrucole che facevano ruotare i pali collegati alle porte del tempio) permetteva l’apertura delle porte. Una volta spento il fuoco, la pressione diminuiva e l’acqua tornava indietro. Così le porte si richiudevano. Ai tempi di Erone, il suo espediente era considerato da alcuni addirittura magia.

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… alla piramide di Cheope

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Conosciuta anche come Grande Piramide di Giza, è l’unica delle sette meraviglie del mondo antico arrivate fino a noi. La sua storia e la sua costruzione hanno sempre affascinato gli archeologi. Ma come hanno fatto gli antichi a trasportare nel deserto masse di pietra pesanti oltre 2 tonnellate? Come hanno fatto a portare a termine un lavoro così preciso, con le conoscenze dell’epoca? Per rispondere a queste domande sono state perfino avanzate ipotesi che coinvolgono la “manodopera” aliena. Recentemente alcuni scienziati olandesi sembrano aver risolto l’enigma. Per trasportare i pesanti massi gli antichi avrebbero bagnato la sabbia sulla quale venivano trainati i blocchi. Per fare questo sembra utilizzassero dei traini simili a slitte di legno, che gli operai tiravano nel deserto su sabbia precedentemente bagnata.

Basterebbero questi esempi per porci un’ultima domanda: quanti misteri ancora ci nasconde la storia?

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