Il FEFF2026 si apre per noi con una giornata intensa, interamente dedicata a un film che lascia il segno: The World of Love, diretto da Yoo Ga Eun e interpretato dalla straordinaria Jang Hye Jin.
The world of love: un racconto duro e necessario
Il film racconta la storia di una madre che vive sola con i suoi due figli, affrontando un dolore profondo e complesso: la violenza subita dalla figlia, abusata da uno zio.
Una narrazione intima e coraggiosa che esplora il rapporto madre-figli attraverso silenzi, incomprensioni e tentativi di protezione.

Il talk del FEFF2026: cinema, responsabilità e sguardo umano
La giornata è iniziata con un talk mattutino insieme alla regista e alla protagonista.
Nonostante alcuni passaggi più complessi, è emersa chiaramente una riflessione centrale: il cinema, secondo la regista, deve rimanere uno spazio umano prima ancora che commerciale. Un cinema capace di ascoltare, di raccontare la realtà senza filtri e di mettere al centro le emozioni autentiche dei personaggi, piuttosto che logiche di mercato.
La proiezione e la standing ovation
Nel pomeriggio abbiamo assistito alla proiezione di The World of Love.
Un’esperienza intensa, che ha coinvolto profondamente il pubblico presente in sala. Al termine del film, una lunga standing ovation ha accolto regista e attrice, presenti in sala, a conferma dell’impatto emotivo e della forza del racconto.

L’intervista di KoreaME: fiducia, confronto e verità emotiva
La prima giornal al FEFF2026 di KoreaME si è conclusa con una breve ma significativa intervista one-to-one con la regista Yoon Ga Eun e Jang Hye Jin. Alla domanda sull’importanza del dialogo tra regista e attore in un film così centrato sui personaggi, la regista ha risposto con grande sincerità, raccontando le sue remore iniziali: “All’inizio avevo molta paura. Ero agitata, nervosa. Ma lei è stata il mio punto fermo fin da subito. Senza di lei, forse questo film non sarebbe stato possibile.”
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Quando una scena diventa terreno di confronto
Uno dei momenti più significativi emersi durante l’intervista riguarda una scena chiave del film, quella dell’autolavaggio, che ha dato origine a un vero confronto creativo tra regista e attrice. La regista immaginava una madre più esplicita nelle sue emozioni, più aperta nel reagire al dolore della figlia.
Al contrario, Jang Hye Jin ha scelto un approccio più trattenuto, costruendo un personaggio che vive le emozioni in modo silenzioso e profondo: “Le emozioni non sempre esplodono. A volte scorrono in profondità, come nei corsi d’acqua dove la corrente e la pressione non si vedono in superficie.” Una scelta precisa, che sposta il centro emotivo della scena sulla figlia, lasciando alla madre un ruolo di sostegno più discreto, quasi invisibile, ma fondamentale.

Il confronto tra le due è stato acceso ma costruttivo, portandole a trovare un punto di equilibrio tra le rispettive visioni. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del loro lavoro insieme: anche la regista ha ammesso di aver compreso pienamente il valore di quella scelta solo in un secondo momento. “Anche in fase di montaggio non ero pienamente convinta. Ma quando abbiamo visto il film sul grande schermo, ho capito davvero cosa voleva fare”.
Un momento di consapevolezza che racconta non solo un processo creativo condiviso, ma anche la capacità di lasciarsi sorprendere dal proprio stesso film.
Un incontro che resta
Questo primo giorno di KoreaME al FEFF2026 si chiude con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di raro: un film che non cerca risposte facili, ma apre domande. E con la gioia, per noi e per il pubblico italiano, di aver potuto incontrare dal vivo Jang Hye Jin, attrice amata per i suoi ruoli intensi e autentici, che continua a regalarci interpretazioni profonde e necessarie.





























