Di sana e “felice” costituzione: storia di un diritto in giro per il mondo

0
704

Il “diritto alla felicità” come tema del “Maggio dei Monumenti” napoletano ci permette una piccola riflessione. (Leggi anche – Maggio dei Monumenti 2019: tutto ciò che c’è da sapere) Tutti abbiamo un’idea di cosa voglia dire essere felici, ma quasi nessuno saprebbe darne una definizione oggettiva. Ciò che vale per il singolo, vale ancor di più per le aggregazioni politiche. Infatti un valore tanto importante è di rado scritto nella carta costituzionale. Eppure ancora oggi esistono eccezioni che sarebbe bene ricordare. La felicità infatti fa parte di costituzioni bellissime, che hanno rivoluzionato anche l’impianto giuridico moderno.

Felicità: uno dei lumi del ‘700

felicitàNell’Illuminismo settecentesco, si pensava davvero che il legislatore dovesse agire avendo a cuore la felicità dell’essere umano. Così nascono, anche se con intenti diversi, due documenti che mettono la felicità al primo punto delle azioni di governo. Due documenti famosissimi, ma troppo spesso dimenticati.

Il più famoso è la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1789), uno dei testi fondatari della Rivoluzione Francese. Qui si può leggere che il potere legislativo e il potere esecutivo devono rapportarsi al popolo avendo “sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti”. Quindi in questo caso la felicità un obiettivo che va dall’alto verso il basso, dal popolo ai governi.

Diverso è l’altro testo, abbastanza coevo e altrettanto famoso: la Costituzione Americana. Qui nel 1787, troviamo scritto “tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità“. I diritti inalienabili possono essere cercati dal singolo uomo, non solo dal governo. Un’ottica molto fiduciosa nel presente e nel futuro, come commentò anche Umberto Eco pochi anni fa.

Leggi anche – Diritto di una morte ecologica. A Napoli si può

L’esempio giapponese

Infine un’ultima costituzione che mette la felicità tra i suoi punti è quella giapponese. Nel felicitàtesto (datato 1946) si legge “Tutte le persone che costituiscono il popolo saranno rispettate come individui ed il loro diritto alla vita, alla libertà ed al perseguimento della felicità, entro i limiti del benessere pubblico, costituiranno l’obiettivo supremo nella legislazione e negli affari di governo”. L’impronta americana è chiara, ma il Giappone aggiunge dei limiti fondamentali per il rispetto dell’altro.

E l’Italia? Il nostro eccessivo dogmatismo non ci permette di avere una definizione quantomeno univoca di questo sentimento. Il che si riflette nel World Happiness Report, che ci vede al 47° posto, tra gli ultimi Stati europei nella classifica.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here