Femminicidio e reati spia: vittime e numeri del 2018

Il tragico bilancio dell'anno che sta per finire

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vittime femminicidio

A pochi giorni dalla fine del 2018, tiriamo le somme dell’anno che sta per concludersi.
Dati tutt’altro che incoraggianti nella sfera della violenza di genere. Solo due giorni prima di Natale altre tre vittime di femminicidio in Italia.

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Femminicidio: i numeri delle violenze

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (lo scorso 25 novembre), Eures – Ricerche economiche e sociali ha curato un aggiornamento statistico sul fenomeno nei primi dieci mesi del 2018. vittime Da gennaio a ottobre sono 106 le vittime di femminicidio in Italia, una ogni tre giorni circa. Questa cifra corrisponde al 37,6% delle vittime di omicidi volontari, nell’intervallo di tempo considerato.
Si conta che dal 2000 a oggi sono circa 3100 le vittime di femminicidio, per una media di tre a settimana. Il 72% di queste muore per mano di un familiare, un partner o un ex. Sale l’età media delle vittime, moltissime delle quali con figli.

Secondo Eures, inoltre, oltre un terzo delle vittime di femminicidio di coppia ha subito maltrattamenti in passato. L’omicidio, dunque, è l’atto estremo al culmine di una escalation di violenze, spesso denunciate ma inascoltate o sottovalutate. Sono i cosiddetti reati spia: maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali. Tuttavia, è difficile quantificare esattamente la portata di questi ultimi. Non tutti i reati commessi sono denunciati e per questo rilevabili.

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Un ulteriore problema è dato dal fatto che non si è ancora giunti a una definizione cyberbullismounivoca di femminicidio. Questo sfalsa i dati che associazioni e istituzioni forniscono sulla questione. I parametri utilizzati, pur avendo una matrice comune, sono più o meno restrittivi o espansivi, a seconda della definizione adottata.

Questo non è amore: report della Polizia di Stato

Sempre in occasione del 25 novembre, la Polizia di Stato ha diffuso il rapporto Questo non è amore. Nel report, dati e statistiche su femminicidio, atti persecutori, violenze sessuali e maltrattamenti in famiglia. Dati che non soddisfano associazioni ed esperte, insoddisfatte anche dell’attuazione delle leggi a tutela delle donne, in Italia.
La Polizia di Stato rende note le modalità di acquisizione delle denunce e le strategie di intervento:

  • Protocollo E.V.A. (Esame Violenze Agite): procedura di codifica delle modalità di intervento nei casi di liti in famiglia. Consente di inserire nella banca dati delle forze dell’ordine informazioni utili a ricostruire tutti gli episodi di violenza domestica che hanno coinvolto un nucleo familiare. In caso di necessità, gli operatori saranno adeguatamente informati e preparati a un intervento mirato ed efficace.
  • L.I.A.N.A. (Linea Interattiva di Assistenza Nazionale Antiviolenza): in sperimentazione da settembre 2018, in quattro città italiane. Si tratta di una piattaforma informatica che garantisce alle vittime di violenza di genere, inserite nel programma di sicurezza antiviolenza, una corsia preferenziale di accesso agli operatori del 113, in caso di necessità. L’operatore che riceve la telefonata, conoscendo la vittima e l’aggressore, darà immediata priorità all’intervento. Al termine della sperimentazione, sarà valutata l’estensione del progetto a tutto il territorio nazionale.
  • Protocollo SARA: consente di valutare il rischio di recidiva nei casi di maltrattamenti e stalking. I fattori di rischio e di vulnerabilità sono caratteristiche del reo, della vittima o del contesto relazionale o socio-culturale in cui vivono. Tra queste abbiamo: gravi violenze o minacce, precedenti penali, status occupazionale, problemi finanziari o personali, disturbi mentali, abuso di sostanze, detenzione di armi da fuoco, presenza di bambini testimoni delle violenze o vittime. La Polizia di Stato consente un’autovalutazione del rischio con lo strumento Isa (Increasing self-awareness).

    Altre modalità di intervento:

  • Ascolto protetto: le vittime di violenza domestica, sessuale o psicologica sono ascoltate da uno psicologo che assiste l’ufficiale di polizia giudiziaria durante la denuncia. Il colloquio avviene in stanze confortevoli e silenziose, che garantiscano privacy e mettano a proprio agio la donna. Attualmente i setting di ascolto sono in 42 città italiane. L’obiettivo è estenderne la presenza su tutto il territorio nazionale.
  • Progetto Camper: dal 2016, in diverse province, ufficiali di polizia sono coadiuvati da squadre di psicologi, medici, investigatori, operatori dei centri antiviolenza. Questi mettono a disposizione dell’utenza le proprie conoscenze, per informare e far emergere casi di violenza non denunciata. Negli ultimi due anni sono emerse più di 500 segnalazioni.
  • Centri antiviolenza: qui, le donne che hanno subito o subiscono violenza possono ricevere consulenze e sostegno. In alcuni casi dispongono di case-rifugio, per le donne e i loro figli che si trovino in situazioni di rischio o pericolo.

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