Filippo Poletti e il suo “Tempo di IoP”: l’importanza della comunicazione digitale

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filippo poletti

L’emergenza Coronavirus ci ha fatto conoscere un mondo diverso. Il distanziamento sociale forzato ci ha fatto riscoprire nuovi mezzi di comunicazione e di avvicinamento tra le persone. La comunicazione digitale è oggi un elemento essenziale sia per i rapporti affettivi che professionali. Abbiamo intervistato Filippo Poletti, giornalista professionista e comunicatore d’azienda. Con il suo libro “Tempo di IoP: Intranet of People” Filippo pone l’accento sulla comunicazione aziendale e del ruolo fondamentale delle persone al suo interno.

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Intervista a Filippo Poletti

filippo polettiCiao Filippo, parlaci un po’ di te. Chi è davvero Filippo Poletti?

“Buongiorno a tutti i lettori di Informa Press. Sono un giornalista e un comunicatore d’azienda. Sono per vocazione e per mestiere un cercatore di belle storie e di idee. Ho sempre avuto la passione per i racconti. Sono convinto infatti che possano essere una lente d’ingrandimento della realtà.

Prendiamo un caso concreto accaduto in passato. Cosa sarebbe stata la conquista della Luna senza la telecronaca di Tito Stagno, ribattezzato “astronauta ad honorem” dall’allora presidente del Consiglio Mariano Rumor? Alle 22.17 di più di 50 anni fa 20 milioni di italiani seguirono la diretta televisiva Rai «Ha toccato, ha toccato il suolo lunare!», urlò il giornalista cagliaritano, mentre sullo schermo correvano le immagini della missione Apollo 11. Questo è per dire che raccontare la realtà serve a fissarla e a individuare la strada futura. Questo è ciò che cerco di fare da cronista e da storyteller. Per questo da anni curo una rubrica su LinkedIn che ho battezzato “Rubrica del cambiamento”. In questo spazio racconto quotidianamente storie di uomini e donne che guardano al presente con fiducia e con coraggio”.

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Filippo Poletti e il suo libro “Tempo di IoP”

filippo polettiCome è nato il progetto del tuo nuovo libro “Tempo di IoP: Intranet of People”?

“Il Coronavirus ha inaugurato un nuovo mondo. Per ragioni sanitarie ci siamo separati. Questo è il momento per riunire le forze, l’impegno e la passione anche sul lavoro. Per questo ho scritto questo libro, dedicato alla comunicazione digitale all’interno delle nostre aziende e delle nostre istituzioni. Prima dell’arrivo della pandemia, la comunicazione interna era una funzione auspicabile. Dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria è diventata una funzione necessaria. Solo uniti, infatti, possiamo affrontare le grandi sfide di oggi”.

Che ruolo ha la tecnologia oggi, soprattutto nel periodo dell’emergenza sanitaria dove è diventato obbligatorio il distanziamento sociale?

Direi fondamentale. Ci ha permesso di accorciare le distanze, continuando a parlare con i nostri cari, i nostri amici e i nostri colleghi. Ci ha permesso di formarci come professionisti. Pensiamo al sito dell’Agenzia per l’Italia digitale che ha lanciato l’iniziativa “Solidarietà digitale”, una piattaforma ricca di opportunità formative gratuite. Oppure le opportunità di crescita con e-book e abbonamenti offerti da diverse case editrici e testate giornalistiche”.

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Aziende e solidarietà

filippo polettiAll’interno del libro ci sono dei riferimenti al Sud e alla Campania. Perché questa scelta?

“Perché quando si parla di unire le forze sul lavoro siamo tutti coinvolti. Anche al Sud è dedicato il racconto di Siare Engineering, l’azienda di Crespellano-Valsamoggia in Emilia con 35 dipendenti, incaricata dalla Protezione Civile di fabbricare 2.350 respiratori polmonari. Dei 1.500 apparecchi prodotti tra il 9 marzo e lo scorso mese, utilizzati per dare ossigeno ai malati di Coronavirus, 142 sono stati consegnati negli ospedali del Sud. In particolare ne sono stati consegnati 50 in Campania. Tutto questo è stato possibile grazie al gioco di squadra fatto da Siare assieme all’Esercito e ad altre grandi aziende come Ferrari e Fca”.

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Comunicazione interna per riscoprirsi

Digital transformation, filippo polettiQual è il messaggio che hai voluto lanciare con il tuo libro?

“Scrivendo questo libro avevo un sogno. Lo racconto con una storia, quella di Serendippo, antico nome dello Sri Lanka. Ai tre figli il re Giaffèr fece il dono più grande, quello della conoscenza. Dette loro la possibilità di conoscere, di relazionarsi con il mondo. Oggi, ai tempi del Coronavirus, ci si rapporta soprattutto online. Questo viaggio di formazione diventò in Italia, nel Cinquecento, un libro di Giovanni Armeno. Leggendo questo libro, nel Settecento, lo scrittore inglese Horace Walpole coniò il termine “serendipity”, serendipità in italiano. La serendipità è la possibilità di fare tante scoperte. Ebbene, il mio auguro è che grazie alla comunicazione interna ciascuno possa fare tante scoperte per sé come persona e come professionista. Il futuro è nelle nostre mani a patto che, giorno dopo giorno, si uniscano le mani”.

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Progetti futuri

Tamu, filippo polettiHai progetti futuri in cantiere? Se sì, ci fornisci qualche anticipazione?

“Sto scrivendo un nuovo libro. Si intitolerà “Dizionario del nuovo mondo” e sarà dedicato al cambiamento della nostra vita. Il Coronavirus è stata una grandissima tragedia con tantissimi morti e moltissimi malati. Ed è stato, allo stesso tempo, un grande acceleratore. Credo che riflettere su quanto è accaduto possa aiutarci a ripartire con impegno e determinazione”.

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