Dopo la presentazione al Busan International Film Festival nel settembre 2025, The Final Piece è arrivato nelle sale coreane il 29 maggio. KoreaME ha partecipato alla conferenza stampa organizzata a Seoul per l’uscita del film. Abbiamo incontrato Kentaro Sakaguchi, protagonista di uno dei thriller giapponesi più attesi dell’anno. Il film è basato sul romanzo bestseller The Sunflower on the Board. The Final Piece segue l’indagine su un corpo ritrovato tra le montagne accanto a preziosi pezzi di shogi realizzati da un maestro artigiano. Mentre un detective veterano e una giovane recluta cercano la verità, il passato del geniale giocatore di shogi Kamijo Keisuke riemerge lentamente. Pur rivelando fin dall’inizio l’identità del sospettato, il film mantiene alta la tensione grazie a una narrazione ricca di colpi di scena, relazioni complesse e profonde ferite emotive.
The Final Piece e il rapporto con il romanzo originale
Durante la conferenza stampa, Kentaro Sakaguchi ha raccontato di aver letto il romanzo prima dell’inizio delle riprese. L’attore ha spiegato che la prima cosa che lo ha colpito è stata l’enorme energia emotiva presente nelle pagine dell’opera originale. Sakaguchi ha confermato che esistono differenze tra il libro e il film, compreso il finale. Tuttavia, ritiene che l’adattamento cinematografico abbia sviluppato una propria identità grazie alle interpretazioni degli attori. Secondo l’attore, vedere quei personaggi prendere vita sullo schermo permette al pubblico di vivere emozioni diverse rispetto alla lettura del romanzo. È proprio questa energia, che rende Final Piece un’esperienza autonoma.

Kentaro Sakaguchi: “Non volevo giudicare Keisuke, volevo salvarlo”
Nel film, Kentaro interpreta Kamijo Keisuke, un prodigio dello shogi segnato da un’infanzia difficile e da un passato che continua a perseguitarlo. Parlando del personaggio, l’attore ha mostrato una forte empatia nei suoi confronti. Durante la conferenza ha spiegato che, leggendo la sceneggiatura, ha percepito tutta la sofferenza accumulata da Keisuke nel corso della sua vita. “Volevo salvarlo”, ha confessato. “Sentivo il desiderio che riuscisse a perdonare sé stesso.” Sakaguchi ha raccontato di aver interpretato il ruolo pensando continuamente a come offrire al personaggio una possibilità di redenzione. Una prospettiva che emerge chiaramente anche nel finale del film.
Il significato del finale di The Final Piece
Uno dei momenti più interessanti della conferenza è arrivato quando è stato chiesto a Kentaro di spiegare la scena conclusiva. L’attore ha raccontato che Keisuke raggiunge un punto di disperazione estrema dopo aver scoperto la verità sulle proprie origini. In quel momento, il rapporto con Toma assume un significato fondamentale. “Toma è la persona che lo fa precipitare nell’abisso, ma è anche quella che gli dà la forza di continuare a vivere”, ha spiegato. Secondo Sakaguchi, il finale non offre tutte le risposte. Al contrario, lascia agli spettatori la libertà di immaginare cosa accadrà dopo. Proprio per questo motivo ha dichiarato di aver provato, una volta terminate le riprese, il desiderio di “mettere una mano sulla spalla di Keisuke” e incoraggiarlo a proseguire il proprio cammino.
Lavorare con Ken Watanabe e i grandi veterani del cinema giapponese
Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro con la stampa c’è stato anche il lavoro con il cast. Kentaro ha definito “un sogno” l’opportunità di recitare accanto a Ken Watanabe, Akira Emoto e Kuranosuke Sasaki. In particolare, ha ricordato una scena tra Watanabe ed Emoto che lo ha profondamente colpito. Pur trattandosi di una semplice partita di shogi, Sakaguchi ha raccontato di aver avuto la sensazione di assistere a un vero duello tra spadaccini. “Non sembrava una partita sulla scacchiera. Era come vedere due guerrieri affrontarsi con vere spade”, ha dichiarato. Un’immagine che descrive perfettamente l’intensità emotiva presente nel film.
The Final Piece è molto più di un thriller
Durante tutta la conferenza stampa, Kentaro Sakaguchi ha ripetuto più volte un concetto preciso: The Final Piece non deve essere considerato soltanto un thriller investigativo. Per l’attore, il vero cuore della storia risiede nelle relazioni umane. Non conta tanto scoprire chi sia il colpevole o seguire la caccia all’uomo che attraversa il Giappone. Ciò che rende il film speciale è il rapporto tra Keisuke e le persone che incontra lungo il suo percorso. “Più che una storia di suspense o di fuga, considero questo film un racconto sulle relazioni umane”. È probabilmente questa la chiave migliore per comprendere Final Piece. Non un semplice mystery ambientato nel mondo dello shogi, ma una storia di dolore, perdono e sopravvivenza che trova la sua forza nelle emozioni dei suoi protagonisti.
































