Financial Times vs cucina e prodotti italiani: “Il vero parmigiano si fa negli USA”

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Financial Times vs cucina italiana
Dalla pagina Facebook del quotidiano "Financial Times"

Financial Times vs cucina italiana: in un articolo del noto quotidiano economico-finanziario viene attaccata la cucina italiana. Sotto accusa sarebbero piatti tipici come la carbonara, il tiramisù, il panettone e il parmigiano. Dura la risposta di Coldiretti.

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Financial Times vs cucina italiana: attaccati carbonara, tiramisù, panettone e parmigiano

Cucinare pasta fuoco spentoIl Financial Times arriva attacca in maniera surreale alcuni piatti simbolo della cucina italiana. Casualmente, tale attacco avviene proprio in occasione dell’annuncio della sua candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità all’Unesco. Il quotidiano economico-finanziario britannico ha pubblicato un’intervista della giornalista Marianna Giusti ad Alberto Grandi, storico dell’alimentazione e docente all’università di Parma. Grandi già in passato si era dedicato a sfatare alcuni “miti” della tradizione culinaria italica. Nell’articolo sono finiti “classici” come carbonara, tiramisù, panettone e parmigiano. Su quest’ultimo, nell’intervista si legge: “Prima degli anni ’60 le forme di parmigiano pesavano solo circa 10 kg. Queste erano racchiuse in una spessa crosta nera. Aveva una consistenza più grassa e morbida rispetto a quella attuale. La sua esatta corrispondenza moderna di circa 40 kg è il parmigiano del Wisconsin”.

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Financial Times vs cucina italiana: dura reazione Coldiretti

Dalla pagina Facebook della Coldiretti Nazionale

Dura la risposta di coldiretti: “ Si cerca di banalizzare la tradizione alimentare nazionale. Sulla base di fantasiose ricostruzioni si contestano le tradizioni culinarie nazionali più radicate. In sostanza la carbonara l’avrebbero inventata gli americani e il panettone ed il tiramisù sono prodotti commerciali recenti. Ma soprattutto si arriva addirittura ad ipotizzare che il parmigiano reggiano originale sia quello che viene prodotto in Wisconsin in Usa, la patria dei falsi formaggi made in Italy. Un articolo ispirato da una vecchia pubblicazione di un autore italiano che potrebbe far sorridere se non nascondesse preoccupanti risvolti di carattere economico ed occupazionale. La mancanza di chiarezza sulle ricette made in Italy offre infatti terreno fertile alla proliferazione di falsi prodotti alimentari italiani all’estero dove le esportazioni potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine”.

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Financial Times vs cucina italiana: prodotti taroccati

cucinaL’agropirateria mondiale nei confronti dell’Italia, secondo la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti, ha raggiunto un fatturato di 120 miliardi. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi, a partire dal parmigiano reggiano e dal grana padano. La produzione delle copie ha addirittura superato quella degli originali. Ma ci sono anche le imitazioni di provolone, gorgonzola, pecorino romano, asiago o fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore. Sono clonati anche gli extravergine di oliva o le conserve come il pomodoro San Marzano. Ma tra gli orrori a tavola non mancano i vini, dal Chianti al Prosecco. La candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’umanità è un’opportunità per proteggere e rafforzare l’identità della cucina italiana.

La cucina italiana è la più apprezzata nel mondo, con il record storico realizzato dalle esportazioni agroalimentari made in Italy. Tali esportazioni hanno raggiunto il valore di 60,7 miliardi secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat. La Coldiretti conclude: “È necessaria un’iniziativa utile per valorizzare l’identità dell’agroalimentare nazionale. Bisogna fare finalmente chiarezza sulle troppe mistificazioni che all’estero tolgono spazio di mercato ai prodotti originali”.

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