Franchising: Davide Pierno da graphic designer a Creative Director

Il ventisettenne napoletano che ha conquistato il mondo del franchising con l’arte grafica della comunicazione

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Davide Pierno e il franchising ospiti della nostra rubrica “AltriMenti“. Davide, classe ’91, graphic designer napoletano, ha collaborato con grandi marchi di fama internazionale, come, ad esempio, la British American Tobacco. Oggi? È Creative Director e fondatore dell’agenzia di comunicazione “Alkemya Communication“, che si occupa di marketing nel settore franchising. Con la sua agenzia, composta da un team di giovani professionisti della comunicazione, cura numerosi brand, per citarne alcuni: SkinMedic e Lowengrube. Si racconta a noi, spiegandoci tutti i passi che lo hanno portato al successo, così giovane e in così breve tempo. Partendo dal mondo della grafica pubblicitaria, passando per le sue mille passioni – prima tra tutte quella per la musica – fino a divenire, possiamo dirlo, il più giovane e ricercato Creative Director del franchising, in Italia.

Un punto di riferimento del mondo del franchising

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Il Creative Director Davide Pierno

Ciao Davide, parlaci un po’ di te.

Ciao a tutti i lettori di Informa Press. Sono nato il 13 agosto del 1991, a San Giorgio a Cremano. A 16 anni mi sono poi trasferito a Napoli dopo la separazione dei miei genitori. Mi sono diplomato al liceo classico con un buon voto, ma ero uno di quegli alunni che passava più tempo a coltivare i propri hobby, anziché studiare. Dopo la scuola mi sono trasferito a Londra per approfondire gli studi e, una volta tornato in Italia, ho frequentato scuole private altamente specializzate di arte grafica. Ho lavorato poi come grafico alla Question Mark Communication, un’importante agenzia di comunicazione napoletana.”

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Logo di Alkemya Communication

Nel 2015 hai deciso di metterti in proprio fondando “Alkemya Communication”. Cosa ti ha spinto a puntare su di te stesso divenendo così un giovane imprenditore?

“Alla Question Mark Communication lavoravo come graphic designer, mi commissionavano un lavoro e io lo eseguivo. Dentro di me sapevo di non stare esprimendo tutte le mie potenzialità e la mia creatività, sapevo che potevo fare molto di più. Non volevo limitarmi solo al lavoro tecnico. Sentivo il bisogno di abbracciare la totalità del mestiere. Volevo avere il rapporto diretto con il cliente e interpretare le sue esigenze. E a un certo punto ho dovuto scegliere se fare il dipendente per sempre, oppure, se puntare sulle mie forze e creare un contesto solo mio. La follia, il coraggio e l’ambizione credo siano stati questi gli elementi principali che mi hanno spinto a fare il salto.”

Come sei arrivato così giovane a essere un punto di riferimento nel mondo del franchising? Perché i marchi scelgono te?

“Credo, come si evince dai vari feedback, per l’empatia che riesco a creare con i miei clienti. Per la capacità di ascolto e per come riesco a tradurre le loro esigenze e a renderle tangibili. Nel mondo del franchising l’imprenditore ha un sogno: quello di far conoscere e far crescere il proprio brand. Dunque quel sogno diventa anche il mio. C’è un coinvolgimento umano oltre che lavorativo. Molti dei miei clienti sono diventati miei amici, come Mariano Improta, titolare del Funghetto Store, e gli imprenditori di SkinMedic. Così riesco a realizzare una comunicazione efficace. Credo sia questa la chiave del mio successo.”

Lavori con numerosi marchi conosciuti in tutto il mondo. Quanto è importante la comunicazione “visiva” per un’azienda?

L’industria del commercio è in continua evoluzione. Un marchio che nasce oggi non può non curare il visual, che a mio avviso è uno degli elementi principali su cui puntare, per far conoscere un prodotto. Per raggiungere livelli alti si deve, fin da subito, curare l’estetica del marchio nei minimi dettagli e non confidare tutte le speranze di successo solo nel prodotto. Non si può rischiare di non arrivare al consumatore, che oggi è molto esigente.”

Il tuo team è composto da giovani professionisti autonomi. Come riesci a gestire tanti fuoriclasse in campo? Credi questa sia un’altra delle ricette del tuo successo?

Dalla mia esperienza di graphic designer a quella di imprenditore sono passati circa 2 anni. Sono anche io molto giovane. Ho capito però, che il segreto per la buona riuscita di un’azienda è avere tutti lo stesso obiettivo, guardare tutti nella stessa direzione. Puntare sull’”orizzontalità” dei ruoli. Io e il mio team ci consigliamo costantemente e ci correggiamo l’uno l’altro. Noi, tutti insieme, stiamo vivendo un sogno. E poi nella nostra agenzia c’è sempre un clima di festa. Riusciamo a ritagliarci, tra un lavoro e l’altro, qualche momento giocoso e allegro.”

Il lavoro grafico a cui sei più legato?franchising

Per primo mi viene in mente il marchio Lowengrube, una catena di birre bavaresi, con 9 punti vendita. È stato un restyling, effettuato nel 2016, di un lavoro già esistente. Si tratta di un marchio molto articolato e originariamente con parecchie imperfezioni. Ho quindi lavorato prima sul miglioramento dell’estetica di base e poi creando le opzioni di riduzione. È uno dei più grandi brand d’Italia che si è affidato a me, e sono orgoglioso del successo che sta raggiungendo. L’altro lavoro a cui sono molto legato è il marchio Biraz, anch’esso una birreria, di cui sono anche socio. Ho curato io tutta l’estetica. È quello che mi rispecchia di più e in cui ho espresso me stesso.”

Davide, tu hai rimaneggiato anche l’immagine di icone sacre, come ad esempio, “Il vero bar del Professore”. Come ti sei approcciato a lavori del genere? È stato semplice?

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Il logo rimaneggiato

Rimaneggiare un marchio così consolidato, non vuol dire farsi carico solo del lavoro tecnico, ma vuol dire entrare in contatto umano con le persone che hanno creato quel marchio. La cosa più difficile è stata convincere il “Professore”, un genio ma di altri tempi, quanto fosse necessario rinfrescare, riportandola ai giorni nostri, l’identità del bar. Era un po’ titubante inizialmente, ma una volta entrati in sintonia, si è fidato e abbiamo fatto squadra. È stato davvero emozionante.”

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Davide Pierno in veste di frontman del gruppo Vitamina K

Graphic Designer, Direttore Creativo, Frontman del gruppo musicale “Vitamina K”, scrittore di testi musicali. Quale caratteristica accomuna i tuoi mille volti?

Spesso mi pongo la stessa domanda. Ho capito che sono una persona in continua evoluzione. Ho bisogno sempre di nuovi stimoli, per questo mi dedico a mille attività. Cerco di esprimere me stesso e la mia arte a 360 gradi. Ma sono anche una persona timida, introversa, con ombre e mille paure. Tutte le mie passioni sono semplicemente il mio modo per arrivare agli altri.

Puoi essere un esempio per i tuoi coetanei. Se potessi dar loro un consiglio, cosa gli diresti?

“Grazie innanzitutto. Beh, gli direi di guardare al futuro e di progettare ogni mossa. – Se non ti tuffi non saprai mai cosa ti aspetta dall’altra parte! –. Ci vuole follia ma accompagnata da un meticoloso lavoro di progettazione e da sacrificio, se necessario. Quindi aggiungere un tassello all’obiettivo finale, alimentarlo giorno per giorno, senza mai perderlo di vista. Essere fermi e non lasciarsi mai abbattere dalle mille difficoltà che la vita ci mette davanti. Solo così possiamo atterrare su qualcosa di solido!”

“Se non ti tuffi non saprai mai cosa ti aspetta DALL’ALTRA PARTE .” – D.P. –

 

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